04/06/2026
La settimana l'abbiamo trascorsa a scavare.
Pensavamo di dover rifare delle tubature, in realtà stavamo cercando di capire cosa fosse passato per la testa di chi era venuto prima di noi.
Il motivo è semplice: apri il pavimento e trovi una civiltà.
Una federazione indipendente di tubi che si sono succeduti nei decenni, ognuno convinto di essere la soluzione definitiva, come quelle riforme dello Stato che durano il tempo di una legislatura.
Un tubo attraversava una stanza e spariva dentro un muro, un altro si piegava all'improvviso, come se avesse cambiato idea a metà percorso, uno che probabilmente risaliva a un'epoca in cui la parola "normativa" era considerata una forma di superstizione popolare.
A un certo punto abbiamo avuto il sospetto che, scavando altri venti centimetri, avremmo trovato direttamente un idraulico degli anni Settanta ancora lì sotto che fumava una Nazionale senza filtro e diceva: "tanto regge."
Perché ogni volta che togli uno strato ti accorgi che sotto ce n'è un altro e qualcuno che, cinquant'anni fa avrà senza dubbio pensato: "massì, facciamo passare il tubo qui, che vuoi che succeda?"
Spoiler: succede!
Quando abbiamo iniziato pensavo sarebbe stata una di quelle cose da tre giorni.
Tipo: spacchi, cambi, richiudi, fine.
Come quando da piccolo smontavi un giocattolo convinto di aver capito come funzionava.
Solo che poi trovavi una molla, e dopo la molla un ingranaggio, e dopo l'ingranaggio altre venti cose che non avevi idea a cosa servissero e come rimetterle insieme.
E a quel punto il giocattolo non esisteva più.
Il problema di queste case antiche è che ogni persona che è passata ha smontato questo giocattolo e ha lasciato un segno, un adattamento, una toppa.
Qualcuno ha aggiustato una cosa per arrivare a fine mese, qualcun altro a fine anno oppure alla pensione.
E dopo cent’anni sotto il pavimento non trovi più un impianto ma una biografia!
La biografia di tutte le persone che hanno cercato di far funzionare quel posto prima di te.
Ed è lì che mi è venuto in mente che forse funziona così pure per noi.
Sotto il pavimento non si accumulano soltanto i materiali, raccordi improbabili, deviazioni fatte per sopravvivere, aggiustamenti provvisori diventati definitivi, cose che abbiamo sistemato in emergenza e che poi ci siamo portati dietro per vent'anni.
Si accumulano le intenzioni, le cose che qualcuno aveva promesso a sé stesso di sistemare meglio, le scorciatoie per non perder tempo (che poi chissà quel tempo com’è stato speso).
Nessuno pensava di parlare con noi, eppure, a distanza di decenni, hanno continuato a farlo…
Ci sono giorni, in questo cantiere, in cui ho pensato che la casa ce l'avesse con noi.
Che ogni volta che provavamo a fare un passo avanti lei tirasse fuori un altro segreto.
Come quelle persone che quando finalmente credi di averle inquadrate ti raccontano qualcosa che rimette tutto in discussione.
Però poi è arrivato un momento… questo…in cui vedi le nuove linee posate. Pulite. Ordinate.
E ti rendi conto che non stai più scavando nel passato di qualcun altro, ma che da qualche parte, un giorno, qualcuno comincerà a scavare nel tuo.