17/08/2026
Siamo tutti dei bomboloni. Da qualche tempo si continua a discutere dei rifugi presi d’assalto per dei krapfen, dei sentieri affollati, dei laghi blu cobalto diventati improvvisamente mete irrinunciabili e delle montagne trasformate in scenari da fotografare e condividere. Basta aprire un social network, soprattutto nei mesi estivi, per ritrovare gli stessi luoghi ripetuti migliaia di volte: una vetta, un rifugio affacciato sulla valle, un lago dalle acque incredibilmente azzurre. La montagna, che un tempo sembrava appartenere soprattutto a chi la cercava per il silenzio, la fatica e il contatto con la natura, oggi è diventata anche una destinazione di massa.
E forse è proprio questo il punto: non è la montagna a essere cambiata. Siamo cambiati noi nel modo di viverla.
Non credo sia giusto guardare con fastidio chi decide di trascorrere una domenica sui sentieri, chi raggiunge un rifugio per la prima volta o chi vuole vedere con i propri occhi un lago di quel famoso blu quasi irreale. La montagna non dovrebbe essere un luogo riservato a pochi esperti, né un territorio nel quale stabilire chi abbia il diritto di sentirsi “vero” frequentatore e chi invece sia soltanto un turista.
Il problema nasce quando il desiderio di vivere un’esperienza si trasforma nella necessità di ripeterla tutti nello stesso momento e nello stesso luogo.
Ci sono rifugi che nei giorni di maggiore affluenza sembrano stazioni ferroviarie. Persone in fila per mangiare, tavoli occupati per ore, sentieri congestionati, parcheggi pieni fino all’inverosimile. E intorno, inevitabilmente, arrivano i rifiuti, il rumore, la pressione sulla fauna e un consumo del territorio che spesso non si vede nelle fotografie pubblicate online.
La cosa curiosa è che molti di noi vanno in montagna proprio per fuggire da tutto questo.
Cerchiamo il silenzio e troviamo una coda. Cerchiamo uno spazio aperto e troviamo decine di persone davanti allo stesso panorama. Cerchiamo una sensazione di libertà e ci ritroviamo a seguire il flusso degli altri.
Eppure, anche in mezzo alla folla, penso che la montagna conservi qualcosa che non può essere completamente consumato. Basta allontanarsi, a volte anche soltanto di qualche centinaio di metri, da un punto diventato famoso. Basta scegliere un sentiero meno conosciuto, partire presto, rinunciare alla fotografia “perfetta” e camminare senza l’ossessione di arrivare esattamente dove arrivano tutti gli altri.