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11/08/2026

🇨🇭🚌🇨🇳 ZURIGO SALE SUL BUS CINESE. E L’EUROPA RESTA ALLA FERMATA

«Eravamo insoddisfatti dei produttori affermati».

Non lo dice un funzionario del Partito comunista cinese infiltrato tra le mucche svizzere, ma Andreas Uhl, vicedirettore dell’azienda dei trasporti pubblici di Zurigo, chiamato a spiegare perché la VBZ abbia scelto gli autobus elettrici del colosso cinese Yutong.

Prima che parta il consueto melodramma sulla “Svizzera venduta a Pechino”, precisiamo: l’ordine iniziale riguarda otto autobus standard Yutong, mentre altri dodici articolati saranno forniti da Daimler. Investimento complessivo: circa 17 milioni di franchi, con entrata in servizio prevista dalla metà del 2027.

La parte politicamente scorretta è un’altra.

Nella gara il prezzo valeva meno della metà della valutazione. Contavano anche caratteristiche tecniche, tempi di consegna, sostenibilità e organizzazione dell’assistenza. Yutong ha ottenuto il massimo punteggio economico e giudizi da buoni a ottimi su consegne e servizio. Un autobus cinese è stato offerto a circa 550.000 franchi, mentre tre anni e mezzo prima Zurigo aveva pagato circa 800.000 franchi per un mezzo elettrico MAN.

E perché non continuare con i fornitori tradizionali?

Perché i mezzi MAN acquistati nel 2022 e 2023 hanno manifestato problemi alle porte, al telaio e al riscaldamento. Con il produttore svizzero Hess, invece, sono stati segnalati ritardi nelle consegne e guasti a climatizzazione, trasmissione e sistemi dei trolleybus. In alcune occasioni la VBZ ha persino dovuto noleggiare mezzi esterni perché non disponeva di abbastanza autobus funzionanti.

Ed ecco la meravigliosa parabola del libero mercato occidentale:

quando le imprese europee conquistano commesse all’estero, si chiama competitività;
quando un’impresa cinese presenta un’offerta migliore, diventa improvvisamente minaccia strategica.

Per decenni abbiamo trasferito fabbriche, tecnologie e filiere in Asia in nome della globalizzazione. Adesso scopriamo, con l’espressione sorpresa di chi ha lasciato aperta la stalla, che i cinesi non producono più soltanto giocattoli di plastica: costruiscono batterie, automobili, treni, pannelli solari e autobus capaci di vincere le nostre gare pubbliche.

Le questioni sulla sicurezza dei dati e sulla dipendenza industriale sono legittime e devono essere verificate seriamente. Ma non possono diventare il paravento dietro cui nascondere mezzi più costosi, consegnati in ritardo e talvolta malfunzionanti.

Se l’Europa vuole difendere la propria industria, deve tornare a produrre meglio, investire nella ricerca e ricostruire le filiere. Non può pretendere che cittadini e aziende pubbliche paghino di più per salvaguardare l’autostima dei produttori “affermati”.

Intanto a Zurigo le mucche rimangono svizzere.

Gli autobus, un po’ meno.

Fonti: Città di Zurigo; Swissinfo/Keystone-ATS; Watson; Tele Z.

https://t.me/donchisciotte667

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