Walter Ziegler Arquitecto

Walter Ziegler Arquitecto Servicios de Arquitectura e inmobiliarios. Proyectos de todo tipo, incluyendo Interiorismo , Construcción, Rehabilitación y Paisajismo.

Gran experiencia en gestión y obra en los sectores Retail, Hostelería, Alojamiento turístico y Oficina.

25/03/2026

⏳ “Vivimos en una época donde todo es inmediato. Si una página tarda cinco segundos en cargar, sentimos que es una eternidad. Estamos acostumbrados a respuestas instantáneas, información inmediata y entretenimiento constante.”

“Ese entorno ha creado una generación cada vez más impaciente. Queremos aprender rápido, mejorar rápido, tener resultados rápidos. Pero la realidad es que cualquier habilidad real funciona exactamente al revés.”

“La maestría nunca es instantánea. Está hecha de repetición, de frustración, de momentos aburridos en los que parece que no estás avanzando. Y ahí es donde la mayoría abandona.”

“Por eso la paciencia se ha vuelto un superpoder moderno. Porque en un mundo obsesionado con la velocidad, quien es capaz de tolerar la lentitud del progreso tiene una ventaja enorme.”

Dato curioso:
Investigaciones sobre aprendizaje muestran que las personas que toleran mejor los procesos largos de práctica desarrollan habilidades más profundas y duraderas que quienes buscan resultados rápidos.

En un mundo de resultados instantáneos…
la paciencia se volvió una ventaja competitiva.

Fuente:
Three Essential Skills For Today’s World — Robert Greene

23/11/2025

"Appartengo alla minoranza silenziosa. Sono di quei pochi che non hanno più nulla da dire e aspettano. Che cosa? Che tutto si chiarisca? L'età mi ha portato la certezza che niente si può chiarire: in questo paese che amo non esiste semplicemente la verità. Paesi molto più piccoli e importanti del nostro hanno una loro verità, noi ne abbiamo infinite versioni. Le cause? Lascio agli storici, ai sociologi, agli psicanalisti, alle tavole rotonde il compito di indicarci le cause, io ne subisco gli effetti.
E con me pochi altri: perché quasi tutti hanno una soluzione da proporci: la loro verità, cioè qualcosa che non contrasti i loro interessi. Alla tavola rotonda bisognerà anche invitare uno storico dell'arte per fargli dire quale influenza può avere avuto il barocco sulla nostra psicologia. In Italia infatti la linea più breve tra due punti è l'arabesco. Viviamo in una rete d'arabeschi."

Il 20 novembre del 1972 moriva Ennio Flaiano, in lieve ritardo approfittiamo per ricordarlo ❤️
[Ennio Flaiano, "La solitudine del satiro"]

Maybe
22/11/2025

Maybe

17/11/2025

Guardate quanto è piccolo un treno rispetto al ponte di Messina. Pensare che una struttura del genere “abbia problemi” quando passa un treno è tecnicamente impossibile. Il treno pesa zero rispetto al ponte.

Quando si parla del comportamento di un ponte sospeso di grande luce sotto il passaggio di un treno AV, bisogna partire dai numeri reali. L’idea che “il binario si inclina pericolosamente” non ha nessun fondamento fisico. I calcoli servono proprio a renderlo intuitivo.

Il tiro a vuoto dei cavi principali, cioè la forza che li tiene in forma quando il ponte è scarico, vale circa 112 mila tonnellate. Quando passa un ETR1000 da 501 tonnellate, il tiro della coppia di cavi più vicina aumenta di circa 733 tonnellate, quello della coppia più lontana di circa 580. Su 112 mila tonnellate significa una variazione inferiore all’1 percento.

Una variazione così piccola genera effetti microscopici sulla geometria della struttura. La rigidità delle coppie di cavi passa da circa 34,347 a 34,301 tonnellate per metro. Parliamo di uno scostamento dello 0,13 percento. L’abbassamento indotto dal treno è dell’ordine di 29 millimetri per ciascuna coppia, con una differenza tra i due lati pari a 0,039 millimetri. Ricalcolando la pendenza trasversale si ottiene un innalzamento teorico del binario di circa 2 millimetri. Due millimetri in condizioni volutamente conservative.

Questi valori non hanno nulla a che vedere con il livello trasversale del binario, che per definizione normativa è zero in rettilineo. Ciò che conta è lo sghembo, cioè il disallineamento verticale temporaneo delle due rotaie durante il passaggio del treno. Ed è lo sghembo, non la pendenza teorica calcolata su carichi estremi, a determinare la sicurezza.

Per questo l’ingegneria moderna usa modelli di interazione treno-binario-struttura e analisi dinamiche complete. I numeri isolati non descrivono il comportamento reale di una struttura di 3,3 chilometri.

I carichi estremi con tempi di ritorno da 50 a 2000 anni servono solo a verificare la sicurezza. Non rappresentano ciò che accade in esercizio. E più grande è la struttura, più si allontana il comportamento reale da queste ipotesi conservative.

Per capire quanto la narrativa catastrofista sia infondata basta guardare le condizioni quotidiane della rete italiana. Il treno AV più pesante, l’ETR1000, non genera nessuna rotazione trasversale fuori norma. Eppure tutti i giorni centinaia di treni percorrono tratte dove la pendenza trasversale non compensata è dal doppio al triplo di quella che una volta ogni decenni potrebbe verificarsi sul ponte in condizioni estreme di vento e carico asimmetrico.

Quando si afferma che un treno si ribalta per un sollevamento di 6 centimetri si ignora che le norme consentono differenze tra 10,5 e 16 centimetri e che queste soglie sono legate alla ripartenza da fermo, non alla sicurezza del transito. Parliamo di concetti base di fisica, ancora prima che di ingegneria ferroviaria.

Il livello trasversale è la differenza di quota tra le due rotaie. In rettilineo è zero. In curva diventa diverso da zero e compensa la forza centrifuga. Le tolleranze sono chiare: 3 millimetri in costruzione, 5 in esercizio per linee sotto i 200 km/h. Sul ponte, essendo rettilineo, il livello trasversale resta sempre zero. L’unico elemento variabile può essere un lieve dislivello verticale temporaneo, equivalente a un piccolo sopralzo. È la stessa condizione che si sperimenta ogni giorno su linee AV come Milano Centrale – Rogoredo, dove il treno oscilla con differenziali che arrivano al 12 percento, il 150 percento di ciò che potrebbe accadere sul ponte in eventi rarissimi.

Non è una questione di sicurezza ma di comfort laterale. Parlare di “ribaltamento”, “deroga” o “intransitabilità” per pochi centimetri significa ignorare la fisica del treno. Le norme usano un criterio dinamico: il rapporto di scarico ruota ΔP/P. Finché resta sotto 0,9 il treno non può ribaltarsi. È ciò che impongono le TSI, le norme europee e le analisi vento-struttura-treno richieste per opere speciali. Non c’è nessun numeretto magico oltre il quale “il treno cade”.

Per un ponte sospeso di 3,3 chilometri le formule semplificate dei viadotti ordinari non sono applicabili. Le norme lo sanno e infatti impongono analisi dedicate. Se un valore standard viene superato pur senza alcun problema di sicurezza, è prevista per legge una deroga specifica. Non è un “trucco”: è lo strumento pensato proprio per opere eccezionali. Nel caso del ponte di Messina le analisi dimostrano che rotazioni, dislivelli e accelerazioni restano compatibili con la sicurezza e dentro l’impianto normativo.

Immaginare che RFI, l’Agenzia Nazionale per la Sicurezza Ferroviaria e gli organismi europei autorizzino un collegamento miliardario su cui i treni “non potrebbero passare” è irreale. L’intera modernizzazione ferroviaria della Sicilia ha senso proprio perché si inserisce in un’infrastruttura interoperabile.

Il dott. Pisanelli sostiene da anni che “a 60 mm il treno ribalta”. È un’interpretazione sbagliata delle norme e della fisica. La stabilità non dipende da un valore statico del dislivello, ma da come varia nel tempo la risultante delle forze agenti sul treno. Le analisi dinamiche mostrano che la sicurezza è garantita e che i treni affrontano condizioni più gravose ogni giorno, sulla rete reale.

Il progetto definitivo del ponte di Messina è firmato dalle più autorevoli società al mondo nel settore dei ponti sospesi di grande luce. La percorribilità ferroviaria è stata studiata in modo esaustivo, con modelli avanzati, condizioni estreme, verifiche normative europee e controlli incrociati. Il risultato è chiaro: il transito dei treni è pienamente compatibile con la sicurezza, il comfort e gli standard TSI.

Sono numeri, non opinioni.

Miracoli della Architettura. Newton? un pagliaccio.
06/11/2025

Miracoli della Architettura. Newton? un pagliaccio.

Una corsa contro il tempo

Ogni volta che leggo di crolli o di problemi negli interventi sull’esistente, non riesco a togliermi dalla testa un pensiero: tra le concause c’è sempre anche la frenesia che ci ha travolto.

Viviamo nel tempo del microonde — così mi piace chiamarlo — dove siamo abituati ad avere tutto e subito. Voglio mangiare indiano? In venti minuti un corriere mi suona alla porta. Ordino un elettrodomestico online? Il giorno dopo lo ricevo.

Tutto molto bello… ma l’edilizia non funziona così, soprattutto quando si lavora sul patrimonio storico. Studiare un organismo complesso, frutto di decenni o secoli di trasformazioni, richiede studio, tempo e ragionamento.
Serve tempo, la risorsa che oggi abbiamo persino meno dei fondi.

Negli ultimi anni i fondi sono arrivati — tra bonus e PNRR — ma senza tempo non bastano: creano economia, sì, ma anche sprechi, poca qualità e quindi poca sostenibilità.
I tempi della burocrazia sono incomprimibili, e progettisti e imprese si trovano spesso nella missione impossibile di dover fare presto.

La foto che vi mostro è di un piccolo intervento fatto a Pisa. Prima della rimozione degli intonaci, nulla di ciò che vedete era percepibile.
Come si può intervenire su un edificio esistente senza studiarlo, senza fare saggi, ricerche storiche, senza capire come funziona davvero?
E questa è solo una parete. Pensate a quante “sorprese” si trovano analizzando un intero organismo strutturale, magari frutto di trasformazioni profonde avvenute nel tempo.

Vogliamo evitare che accadano altri crolli come quello della Torre dei Conti?
Allora una delle cose su cui dobbiamo lavorare è proprio il tempo.

Nei commenti trovate il “dopo” della parete in foto: sia perché, a mio parere, è bello da vedere, sia per ricordarci che una volta finiti i lavori tutto tornerà invisibile… fino al prossimo problema.

La Gravità.
04/11/2025

La Gravità.

Dopo il crollo della Torre dei Conti, in cui ha perso la vita un operaio, è partita la consueta caccia al colpevole all’italiana, così che ognuno possa pulirsi la coscienza e tornare serenamente alla propria vita.
C’è chi si affretta a dire che a giugno la torre fosse strutturalmente sicura, che avesse superato prove di carico e analisi necessarie; chi invece punta il dito sui lavori in corso.
Troppo facile, miei cari.
La realtà è molto più complessa di così.

Partiamo da un fatto: questo edificio storico, di cui oggi tutti ci indigniamo, era in completo stato di abbandono dal 2007.
Dal sito del Campidoglio si legge:

“Paramento murario esterno con estesi e diffusi fenomeni di decoesione, che hanno favorito in diversi punti lo sviluppo di vegetazione spontanea.”
“Si segnalano all’interno il crollo di alcuni controsoffitti moderni, l’ammaloramento degli infissi di finestre e porte e danni alle pitture.”
“All’ultimo piano due ambienti hanno subito infiltrazioni causate dal continuo ristagno d’acqua sulla terrazza sovrastante, a seguito del distacco della guaina di protezione del pavimento. La guaina è stata rinnovata nel novembre 2019, ma il solaio e le pareti danneggiate non sono mai stati sanati.”

La responsabilità cadrà sicuramente su qualcuno — di solito su chi interviene per ultimo, perché così funziona il nostro sistema — ma la colpa, quella vera, è molto più diffusa, è radicata in noi. E' la somma di decenni e decenni di scelte sbagliate.

Ecco un piccolo elenco, sicuramente non esaustivo:
- incuria e abbandono;
- burocrazia che spesso richiede tempi infiniti togliendo tempo a progettazione e esecuzione dei lavori;
- superfetazioni e trasformazioni che, nei decenni, hanno indebolito la struttura invece di rinforzarla;
- tempi folli imposti per rispettare il PNRR (in questo caso) e non perdere i fondi (qui mi espongo, ci scommetto);
- menefreghismo della collettività, e quindi anche della politica (dove erano le proteste prima del crollo?);
- mancanza di consapevolezza di istituzioni, politica e cittadini: senza visione e senza interesse, tutto è destinato a deteriorarsi.
Potrei continuare, ma mi fermo qui.

E' troppo comodo pensare che sia colpa solo della ditta, di un progetto sbagliato o — come ho letto da qualche parte — del piccolo terremoto avvenuto pochi giorni fa in zona.

Diamoci una svegliata collettiva.
Perché, se non cambia qualcosa, di crolli come questo ne vedremo sempre di più.
E tenere pulite le coscienze richiederà voli pindarici sempre più alti.

30/10/2025

Sweeping vertical lines, copper-clad curves, and a skyline silhouette unlike any other — this remarkable design captures the drama and optimism of the Art Deco era. A masterpiece that proves architecture can be both sculpture and symbol.

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