19/05/2026
Il vuoto che libera.
La demolizione di un vecchio edificio fatiscente segna un momento di passaggio simbolico e mi spinge a una semplice, forse banale e ovvia riflessione.
Davanti a queste macerie, osservo quanto spazio, quanta aria, quanta luce…
Un tempo la piazza non era un semplice “spazio rimasto vuoto”, ma un vuoto progettato che diventava il cuore pulsante della vita sociale, politica e culturale della città.
Un tempo se ne realizzavano tante perché si progettava a misura d’uomo.
Il segreto delle città storiche più belle risiede proprio in questo: la sapiente alternanza di vuoti e pieni, perché certi palazzi, con i loro prospetti, acquistano valore e bellezza se messi in relazione con le piazze, le strade, le prospettive dalle quali poterli ammirare.
E questo ce lo hanno insegnato i greci …
Il vuoto urbano non è assenza,
ma è uno spazio di vita!
L’architettura e l’urbanistica contemporanea sembrano aver dimenticato questa lezione?!
O il “dio denaro” ha ormai contagiato tutto e tutti?!
Le nostre città non hanno bisogno solo di pieni, di costruzioni, di altri muri, ma di più piazze, di più verde, di più spazi per respirare, per camminare, per ritrovarci.