25/05/2026
IMPOSTA SULLA PLUSVALENZA IMMOBILIARE
Uno dei principali costi da considerare quando si valuta un investimento immobiliare è l’imposta sulla plusvalenza, ovvero sull'utile che si genera quando un immobile acquistato a un dato prezzo viene ceduto a un prezzo superiore.
QUANDO E' DOVUTA
La tassazione colpisce solo le operazioni speculative, quindi NON si applica
▶ se la cessione dell’immobile avviene dopo almeno 5 anni dall’acquisto;
▶ se per la maggior parte del periodo intercorrente tra acquisto e rivendita l’immobile è adibito ad abitazione principale del proprietario o dei suoi familiari.
N.B.: con il termine “abitazione principale” si intende il luogo in cui c’è la residenza e la dimora abituale (che deve essere continuativa e va dimostrata, ad esempio con il pagamento periodico delle utenze).
Le plusvalenze realizzate dalla vendita di terreni edificabili sono sempre tassate.
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COME SI CALCOLA
La plusvalenza da tassare si ottiene come differenza tra il prezzo di rivendita e ogni altro costo inerente al bene.
I costi idonei a diminuire la base imponibile per il calcolo dell’imposta sono quelli funzionali all’acquisto e quelli incrementativi.
I costi funzionali all’acquisto sono:
▶ il prezzo di aggiudicazione
▶ tutte le spese relative all'asta (cancellazioni, onorario Delegato, ecc.);
▶ l’imposta di registro o l’IVA;
▶ le imposte ipotecarie e catastali;
▶ gli oneri condominiali insoluti;
▶ i costi connessi al mutuo.
I costi incrementativi sono quelli che incidono sul valore dell’immobile, come ad esempio:
▶ le spese di ristrutturazione;
▶ la regolarizzazione di abusi edilizi sanabili;
▶ le spese di manutenzione straordinaria.
Non rientrano fra questi i costi di manutenzione ordinaria e quelli di gestione (ad esempio l’IMU).
SCELTA DELLA MODALITÀ DI TASSAZIONE
Una volta determinata la plusvalenza, dobbiamo capire qual è il tipo di tassazione più conveniente.
Ci sono due opzioni alternative: IRPEF o imposta sostitutiva al 26%.
IRPEF
La plusvalenza è un reddito tassabile riconducibile alla categoria “redditi diversi”, quindi si cumula agli altri redditi imponibili (da lavoro, da pensione, ecc.) ed è tassata con le aliquote previste per i diversi scaglioni di reddito.
Dato che l’aliquota minima per la tassazione IRPEF è al 23% per redditi fino a 15.000 euro (ad agosto 2020), per chi percepisce redditi da lavoro di solito è conveniente scegliere l’applicazione dell’imposta sostitutiva al 26%.
IMPOSTA SOSTITUTIVA AL 26%
Come detto, si tratta quasi sempre della soluzione più conveniente.
In questo caso, in sede di vendita il notaio assume la funzione di sostituto d’imposta e incassa il relativo importo per versarlo all’Erario.
ESEMPIO
Costi funzionali all’acquisto:
Prezzo di aggiudicazione € 50.000
Cancellazione formalità € 300
Quota onorario del Delegato € 700
Imposta di registro € 1.900
Ipotecare e catastali € 100
Oneri condominiali insoluti € 2.000
Totale costi acquisto € 55.000
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Costi incrementativi
Ristrutturazione € 13.500
Regolarizzazione abusi edilizi € 1.000
Manutenzione straordinaria € 500
Totale costi incrementativi € 15.000
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Totale generale costi = € 55.000 + € 15.000 = € 70.000
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Prezzo di rivendita = € 100.000
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Calcolo imposta
Plusvalenza = prezzo rivendita - costi acquisto e incrementativi =
€ 100.000 - € 70.000 = € 30.000
Applicando l'imposta sostitutiva del 26%, la tassazione sarà pari a:
€ 30.000 x 26% = € 7.800
COSA FARE PER NON PAGARLA
Esistono due modi del tutto legali per non pagare l’imposta sulla plusvalenza:
1⃣ vendere l’immobile dopo almeno 5 anni dall’acquisto (nel frattempo è possibile metterlo a reddito)
2⃣ adibirlo ad abitazione principale per sé o per i propri familiari per la maggior parte del periodo tra acquisto e rivendita (se per esempio tale periodo è di 8 mesi, per 4 mesi + 1 giorno).
Alla prossima!
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