15/10/2024
Voglio raccontarvi il seguito di una storia che ha segnato profondamente la mia vita.
Ricordo che la casa che mio padre aveva restaurato dopo l’evento sismico non era la vecchia casa dei miei nonni, ma una nuova abitazione che aveva comprato nel 1958, grazie a una piccola eredità lasciatagli da uno zio in America. La vecchia casa, invece, mio padre l’aveva affittata o data in prestito a una famiglia poverissima composta da una madre e sei figli. Uno di questi figli, Antonio, era uno dei miei migliori amici.
Una mattina, quando avevamo circa dieci anni, giocavamo insieme. Sua madre e suo padre lo chiamarono, e Antonio mi salutò per andare verso casa sua. Poco dopo, arrivarono dei signori con una bellissima macchina. Dopo circa due ore, vidi Antonio e la sua sorellina più piccola uscire di casa, vestiti benissimo, e salire in macchina. Antonio mi fece un cenno di saluto dalla macchina, un’immagine che ricordo ancora oggi. Non capivo dove potesse essere andato senza dirmi nulla. Raccontai la scena a mia madre, che mi disse che erano andati a fare una gita. Solo molto tempo dopo capii che Antonio e la sua sorellina erano stati adottati da una famiglia ricchissima. Non ho mai saputo che fine abbia fatto Antonio, anche perché poco dopo anch’io fui costretto a lasciare il mio paese.
Ricordo un episodio bellissimo della mia amicizia con Antonio. Un giorno, mentre i nostri genitori erano fuori, decidemmo di giocare a fare i fornai. Andammo in cantina, prendemmo un sacco di farina e iniziammo a impastare con l’acqua, sciupando quasi tutto il sacco. Quando sua madre tornò e vide il disastro, si arrabbiò moltissimo, perché la farina rappresentava il pane per qualche mese. Antonio si prese tutta la colpa e, quando suo padre tornò, lo punì severamente. Antonio non disse mai che il guaio lo avevamo combinato insieme.
Nel 1968, mio padre ebbe nuovamente problemi di lavoro e decise di partire per la Germania, dove rimase per circa due anni. Tornò nella primavera del 1970 e discusse con mia madre sull’opportunità di trasferirsi definitivamente. Pensavano a Firenze o agli Stati Uniti. Mia madre preferiva l’America, ma mio padre scelse la Toscana, ricordando i suoi anni giovanili a Firenze durante il servizio militare. Così, nel settembre del 1970, ci trasferimmo a Castelfiorentino.
Il trasferimento fu dovuto anche a un episodio a scuola. Il mio insegnante mi accusò ingiustamente di un comportamento scorretto, e mia madre decise che era meglio allontanarsi dal paese. I preparativi iniziarono a giugno del 1970. I miei genitori andarono in Toscana per cercare una casa in affitto, ospiti di una famiglia originaria del nostro paese. Io rimasi a San Marco con mia zia Marietta e trascorsi l’estate con lei, seguendo i campionati mondiali di calcio e la famosa partita Italia-Germania. Fu l’ultima estate con i miei amici d’infanzia.
Le giornate di luglio e agosto passarono organizzando il famoso fuoco del Rosario. Ogni quartiere preparava un gran falò in onore della Madonna del Rosario, il 1° ottobre. Mia madre tornò a fine settembre e mi disse che saremmo partiti il 28 settembre. Mi rattristò molto non poter essere presente alla notte del fuoco del Rosario, dopo aver lavorato tutta l’estate per fare il fuoco più bello di San Marco.
Partimmo due giorni prima con mio cugino Tonino in una piccola Mini Minor. La sera della partenza, tutti i miei amici vennero a salutarmi. Ricordo Bruno, Angelo, Raffaele e la figlia di Assunta, con cui avevo sempre avuto un rapporto speciale. Quella sera mi abbracciò e mi disse ciao, con una tristezza negli occhi che mi fece capire che stavo davvero lasciando il mio paese e i miei amici. Purtroppo, questa cara amica è morta da pochi giorni.
Arrivammo a Castelfiorentino la mattina dopo. Per me, era finita un’epoca. Non avevamo ancora trovato una casa in affitto, quindi dormivamo in una piccola cantina in casa di Giorgina. Dopo circa quindici giorni, trovammo un appartamento a Timignano, dove ho vissuto per molti anni.
Andavo a scuola, ma i primi giorni furono difficili. Tutti mi guardavano e ridevano quando parlavo. Fortunatamente, mio cugino Tonino era con me e riuscì a trovare lavoro grazie a uno dei miei più grandi amici a Castelfiorentino, Francesco Bianchi, che aveva organizzato una piccola ditta che forniva materie prime alle vetrerie, molto diffuse in questa zona. Ricordo che accompagnavo Tonino al lavoro e che la domenica mi portava con lui. Spesso andavamo a trovare nostro zio che viveva a Lucca. Così passarono i primi tre mesi a scuola. Tuttavia, non trovai tranquillità fino a gennaio, quando iniziai a conoscere e stringere amicizia con alcuni compagni. L’anno scolastico 1970/1971 fu terribile.
Nel frattempo, la ragazza di mio cugino ci aveva raggiunti e si erano sposati a Castelfiorentino, contro la volontà di mia zia Fausta. L’anno successivo nacque la loro prima figlia, Fausta. Ricordo che quell’anno passai molto tempo sui libri e riuscii a passare senza problemi, forse con voti che non avevo mai preso prima.
L’estate successiva tornai a San Marco per poco tempo, anche perché passavo molto tempo nel paese vicino, dove viveva mia zia Fausta. Trascorrevo quasi tutta l’estate a Colle e a San Marco solo quando mio padre arrivava per le ferie ad agosto. Capii subito che la lontananza aveva ostacolato la nostra amicizia. Non era la stessa cosa di quando vivevo a San Marco, e per me fu una seconda delusione. A Castelfiorentino, gli amici non erano poi così amici, e a San Marco mi rendevo conto che non era la stessa cosa di prima. Trovai più amicizia nel paese d’origine di mia madre, Colle Sannita, anche perché la famiglia di mia madre era conosciuta e grande. Avevo tanti zii, cugini e cugine, e dovunque andassi ricordavano mia madre e i miei nonni.
Mia madre mi ricordava sempre di un personaggio molto famoso all’interno della famiglia: il grandissimo critico letterario di fama nazionale, Francesco Flora. Ricordo dai racconti di mia madre che nell’estate del 1962 venne a Colle Sannita in onore di suo padre e fu nominata la piazza centrale del paese. Quando salì sul palco, volle accanto a sé tutti i suoi parenti, fra cui anche mia madre che mi teneva per mano. Ricordo quest’uomo che mi accarezzò e mi chiese come mi chiamavo. Io non avevo capito chi fosse, ma solo molto tempo dopo compresi l’importanza di quell’uomo per il mio paese e per la mia famiglia. Era una delle persone più conosciute nell’ambito della cultura e letteratura italiana dei primi del Novecento. Mia madre soleva chiamarlo in dialetto “zi Ciccio Flora”. Per me è stato un orgoglio avere come parente una persona di grande rilevanza nazionale, anche se la parentela era legata al fatto di essere cugino di mio nonno. Ho letto le sue opere e ho approfondito la sua conoscenza letteraria. Flora è noto per la sua formazione crociana e il suo antifascismo. Tra le sue opere principali ci sono la “Storia della letteratura italiana”, i “Saggi di poetica moderna” e i “Canti spirituali”.