25/09/2026
Si e' aperta la stagione venatoria, tra cambiamenti climatici e pressione delle attivita' umane, poche anime ancora vigilano sulla tutela della biodiversita'. Cosa ci direbbero oggi gli Antichi Dei? 💚
✨️ 𝗜𝗹 𝗖𝗮𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗖𝗲𝗿𝗻𝘂𝗻𝗻𝗼𝘀
𝑙𝑎 𝑝𝑎𝑟𝑜𝑙𝑎 𝑎𝑔𝑙𝑖 𝐴𝑛𝑡𝑖𝑐ℎ𝑖 𝐷𝑒𝑖
Nel cuore della selva oscura,
dove il muschio cela il passo degli Dei,
siede Cernunnos, Signore della Natura,
che ascolta il respiro degli alberi suoi.
Con palco di cervo incoronato,
custodisce il grembo della Terra,
ogni animale da lui viene vegliato,
ogni radice nel suo silenzio si serra.
«Che avete fatto, figli della mia foresta?
Perché ferite ciò che vi ha generato?
Dov’è il rispetto, dov’è la sacra festa
che un tempo al ciclo della Terra avete dedicato?
Abbattete boschi per il vostro avere,
sporcate fiumi, cielo e sorgenti,
non scordate che prima del possedere
eravate figli degli alberi e dei venti.»
E parla Danu, Madre delle acque profonde,
antica sorgente di stirpi e generazioni:
«Avete prosciugato il cuore delle mie onde,dimenticando che siete mie emanazioni.»
Brigid accende il fuoco della conoscenza,custodisce poesia, guarigione e fiamma
ma vede vacillare la vostra coscienza
quando il profitto, alla Terra dà la sua condanna.
E Lugh, dalle molte arti e dal luminoso ingegno,volge lo sguardo sulle opere degli umani:
«Avete fatto della vostra mente un regno
ma avete dimenticato il linguaggio delle mani.»
Taranis scuote il cielo con il suo tuono
e il lampo attraversa la notte selvaggia:
«Non vi appartiene ciò che vi fu dato in dono;
chi offende la Terra, la propria casa oltraggia.»
Morrigan passa, nera come il corvo,
sopra campi che un tempo furono foresta;
conosce il destino che nasce dal vostro errore
e il prezzo che ogni arroganza manifesta.
Epona attraversa pianure e sentieri,
conduce cavalli nella luce dell’aurora;
vede scomparire pascoli e luoghi sinceri
dove il vento correva libero ancora.
Manannán ascolta il mare dalla sua riva,
custode delle nebbie, delle onde e dell’ignoto;
vede una costa ferita, un’acqua meno viva
e tace… ma nel silenzio pesa il suo rimprovero.
Aengus, giovane Dio dell’amore e del sogno,cammina là dove fiorivano biancospini;
cerca ancora, nel bosco ormai insonne,
il canto degli uccelli tra i rami mattutini.
Ma non tutto è perduto, dice Cernunnos,
mentre il cervo solleva il capo nella bruma:
«Finché un seme dormirà sotto il vostro suolo,finché una sorgente canterà, la vita non è svanita.»
«Finché una mano proteggerà un nido,
finché qualcuno pianterà un albero,
finché un bambino amerà un fiore sconosciuto,
la Terra ricorderà il suo sacro mistero.»
Allora gli Spiriti Silvestri usciranno piano,
dalle querce, dai rovi, dalle pietre muschiose;faranno ritorno il cervo, il lupo e il ramo,
le api, le felci e le creature misteriose.
E forse, una notte, nel cuore della foresta,
quando il vento parlerà tra le foglie d’argento,Cernunnos tornerà nel cerchio della festa,
a giudicare non gli uomini ma il loro cambiamento.
Non chiederà offerte d’oro né ricchezze,
né altari coperti di metalli splendenti:
chiederà mani capaci di custodire le bellezze,
cuori capaci di sentirsi ancora viventi.
Gli Antichi Dei non sono mai lontani:
dimorano nell’acqua, nel cervo, nella quercia,
nel volo degli uccelli, nei semi e nelle mani
di chi alla Terra restituisce ciò che riceve.
Cernunnos, tra le ombre sacre della sera,
rimarrà dove il sentiero si perde,
con le sue grandi corna verso del cielo la sfera
mentre ai suoi piedi respira il verde.
𝗘 𝘀𝗲 𝗴𝗹𝗶 𝗗𝗲𝗶 𝗰𝗶 𝗼𝘀𝘀𝗲𝗿𝘃𝗮𝘀𝘀𝗲𝗿𝗼 𝗮𝗻𝗰𝗼𝗿𝗮,
𝗻𝗼𝗻 𝗰𝗵𝗶𝗲𝗱𝗲𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲𝗿𝗼 “𝗣𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗮𝘃𝗲𝘁𝗲 𝗱𝗶𝘀𝘁𝗿𝘂𝘁𝘁𝗼?”
𝗺𝗮 𝘀𝗼𝗹𝘁𝗮𝗻𝘁𝗼
“𝗤𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝘃𝗲𝗿𝗿𝗮̀ 𝗹𝗮 𝘃𝗼𝘀𝘁𝗿𝗮 𝗼𝗿𝗮
𝗱𝗶 𝗿𝗶𝗰𝗼𝗿𝗱𝗮𝗿𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗮 𝗧𝗲𝗿𝗿𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝘃𝗶 𝗮𝗽𝗽𝗮𝗿𝘁𝗶𝗲𝗻𝗲
𝗺𝗮 𝘃𝗶 𝗵𝗮 𝗮𝗰𝗰𝗼𝗹𝘁𝗼?” ✨️
(Fiammetta Cotti)