23/12/2025
Agnese Malaspina: una grafologa nata dalla penna di una grafologa.
Accattivante, divertente e professionale: così appare sia la scrittrice sia, di conseguenza, il suo personaggio immaginario, che di irreale non ha nulla. L’ambientazione è coerente e simpatica, in un equilibrio tra il comico geniale e l’irriverenza di una vita in cui le cose capitano come a tutti: niente di più, niente di meno.
Agnese è una donna energica, ma che ogni tanto affanna; una madre amorevole che aspira all’autonomia dei figli senza essere soffocante; una persona altruista che, tuttavia, non si fa mettere i piedi in testa. È una grafologa che ha saputo dare una spinta alla sua professione anche in ambito letterario, mantenendo una fedeltà assoluta al mestiere e offrendo molti spunti per far comprendere quanto noi grafologi non abbiamo la "palla di cristallo".
Sì, sono una grafologa che fa una critica positiva a una collega, la quale ha scritto una narrazione poetica utilizzando un dialetto che a tratti fatico a decifrare, ma che mi ha lasciato con il sorriso sulle labbra, insieme a un po' di amaro e al desiderio di aspettare il terzo volume. Ogni pagina trasporta il lettore nella scena, come uno spettatore discreto che osserva senza ostacolare l’evolversi della storia. È un intreccio di vicende narrate con un nuovo stile che all’inizio lascia frastornati, ma che poi si rivela fantasioso e innovativo. Tanto da rimanere "dentro" la storia anche mentre cucini o rifai il letto; tanto che, prima di addormentarti, ti chiedi se sei in camera tua o ancora con Agnese a guardare il suo soffitto.
Tante verità, tante storie e tanti personaggi si intrecciano spontaneamente senza mai perdere di vista la difficoltà di questa professione. Questo è fondamentale non tanto per noi grafologi, che ne siamo consapevoli, quanto per far comprendere al mondo esterno il nostro livello di professionalità e il tempo necessario per svolgere il lavoro; un tempo che, se è lungo, è finalizzato esclusivamente al bene dell’assistito. Tutto il contrario di quanto ho letto ultimamente in una CTU di uno studio grafologico quasi centenario, dove venivamo definiti semplicemente "consulenti grafici"!