25/09/2026
UN MURO PUÒ CONSERVARE PER DECENNI LA STORIA DELL’EDIFICIO.
Questo caso riguarda una casa colonica ricavata da un fabbricato precedentemente utilizzato come stalla.
Sulle murature erano presenti chiazze apparentemente umide ed efflorescenze saline. Guardandole superficialmente sarebbe stato facile concludere: umidità proveniente dal basso.
Le analisi hanno raccontato qualcosa di molto più complesso.
In diverse murature interne ho rilevato concentrazioni importanti di nitrati, presenti in alcuni punti anche a circa 150 centimetri dal pavimento. I campioni hanno restituito valori compresi tra 0,175 e 0,300% di nitrati, tra 0,250 e 0,700% di solfati e circa 0,150% di cloruri.
La presenza di nitrati era compatibile con il precedente utilizzo zootecnico dell’edificio.
Compatibile, però, non significa che sia possibile ricostruire con certezza dove fossero collocati gli animali o attribuire ogni macchia attuale alla vecchia stalla.
Questo passaggio è importante.
I sali possono rimanere all’interno dei materiali per moltissimo tempo e alcuni di essi, in determinate condizioni termoigrometriche, possono assorbire umidità dall’ambiente. Una superficie può quindi apparire bagnata senza che in quel momento esista necessariamente una continua alimentazione di acqua liquida proveniente dal terreno.
Ma sarebbe stato altrettanto sbagliato fermarsi ai sali.
Durante la diagnosi sono state considerate anche pavimentazioni esterne, pozzetti, attraversamenti impiantistici, possibili infiltrazioni meteoriche e fenomeni condensativi nelle cavità sotto la pavimentazione.
Perché nello stesso edificio possono coesistere più meccanismi.
La contaminazione storica può spiegare una parte del degrado, mentre un’infiltrazione attuale può continuare ad alimentare acqua nella muratura e le condizioni termoigrometriche possono determinare dove quella contaminazione diventa visibile.
Per questo una singola campionatura non basta e nemmeno la geometria della macchia può essere considerata una diagnosi.
Prima bisogna distinguere:
la contaminazione accumulata nel passato;
il comportamento igroscopico dei sali;
l’acqua ancora disponibile oggi;
le eventuali infiltrazioni;
le condizioni termoigrometriche della muratura.
Solo dopo si può progettare il risanamento.
Nel caso analizzato la sequenza prevista è stata infatti: individuazione delle sorgenti d’acqua, correzione delle infiltrazioni, gestione della contaminazione salina e soltanto successivamente ricostruzione degli intonaci compromessi con cicli compatibili con la cristallizzazione dei sali.
Eliminare l’acqua non significa eliminare automaticamente ciò che il muro ha accumulato negli anni.
E trovare nitrati non significa automaticamente avere già trovato tutta la causa.
Nell’articolo completo mostro dati, campionamenti e percorso diagnostico di questa ex stalla trasformata in abitazione.
Link nel primo commento.