17/04/2026
Un pungiball in tailleur
Quando dico che lavoro faccio, preparo mentalmente lo scudo. In un istante vedo passare negli occhi del mio interlocutore un mix di ammirazione, compassione e quel fastidioso pregiudizio del "tanto siete tutti uguali".
Essere un’Amministratrice di Condominio oggi significa abitare in un paradosso costante.
In assemblea siamo il bersaglio preferito. Se propongo un intervento necessario per tutelare l’edificio, divento "quella che vuole spendere". Se provo a prevenire un danno, mi sento dire che le priorità sono altre, come se la mia visione d’insieme fosse un optional e non il cuore del mio lavoro.
La poliedricità invisibile
Spesso ci si dimentica che, per gestire le vostre case, devo indossare mille panni diversi:
Tecnica tra geometri e ingegneri per capire un guasto.
Confessore per mediare liti nate per un nulla.
In cantiere con muratori e giardinieri per non farmi ingannare.
Contabile per far quadrare conti che spesso non vorrebbero tornare.
Sono una libera professionista al pari di un avvocato. Eppure, la libertà che molti si prendono di trattarmi con ostilità o sufficienza, quasi la mia professionalità fosse un pretesto per sfogare le proprie frustrazioni, è qualcosa che mi lascia sempre l'amaro in bocca.
Una questione di dignità
Non scrivo questo post per cercare l’applauso. Il mio è un lavoro di cura e precisione, e lo svolgo con orgoglio. Ma c'è un confine che non deve essere valicato: quello del rispetto.
Il rispetto per la mia competenza, per il mio tempo e per la dignità di chi si assicura che il vostro tetto sia sicuro e i vostri conti in ordine.
Non pretendo l’applauso, ma il rispetto sì. Quello è il minimo sindacale