Studio C.P.A. 2009

Studio C.P.A. 2009 Successioni, attività commerciali

Studio di consulenza e intermediazione immobiliare; specializzati nella contrattualistica per la gestione immobiliare e nella consulenza della gestione di immobili destinati alle aste e/o provenienti dalle aste.

Buon 2025 a tutti
06/01/2025

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27/09/2022

Balconi, terrazze e verande ora si potranno chiudere con vetrate amovibili, le cosiddette VEPA, senza permessi. Questo grazie al decreto Aiuti-bis.

20/02/2020
28/01/2020

Zona centro di Samarate, in contesto condominiale ristrutturato una trentina di anni fa' disponiamo in vendita ottimo monolocale completamente ristrutturato sia nella parte muraria che negli impianti con... - 38783153

16/10/2019

La prelazione consiste nel diritto, che si acquisisce o per norma di legge o per accordo tra privati, a essere preferiti, a parità di condizioni, nella successiva formazione di un contratto. Il notaio Guido De Rosa spiega a idealista/news cos'è il diritto di prelazione e quali sono i casi in campo immobiliare.
Come si esercita il diritto di prelazione?
Il diritto di prelazione si esercita attraverso l’obbligo (che grava sul proprietario dell’immobile, in caso di prelazione sugli immobili) di rendere nota (al soggetto che ha il diritto di prelazione) l’intenzione di procedere alla vendita, specificando il prezzo e le modalità di pagamento ed anche il soggetto terzo al quale si intenderebbe vendere l’immobile, assicurando al titolare della prelazione un congruo termine per esercitare il suo diritto. Va però chiarito subito che dover riconoscere un diritto di prelazione non significa essere obbligati a vendere. Il proprietario dell’immobile può decidere di non vendere e nessuno può imporgli di cedere la proprietà del bene. Ma se decide di farlo, deve consentire al titolare della prelazione di esercitare il suo diritto alla preferenza, a parità di condizioni.
Qual è la differenza tra prelazione legale e volontaria?
La prelazione legale nasce in base a norma di legge, mente quella volontaria nasce da un patto privato. La prelazione legale è opponibile ai terzi, ed assicura il diritto di retratto, quella volontaria no. Questo vuol dire che in presenza di una prelazione legale violata (il proprietario, violando la legge, ha venduto a terzi, senza prima interpellare il titolare della prelazione) quest’ultimo può rivolgersi al giudice e chiedere che il giudice emetta una sentenza in base alla quale, previo pagamento del prezzo, l’immobile gli venga trasferito. La legge, in altri termini, tutela il titolare del diritto di prelazione fino al punto di assicurargli l’acquisto della proprietà attraverso l’Autorità Giudiziaria. Invece, in caso di prelazione volontaria violata (il proprietario, violando il patto, ha venduto a terzi senza prima offrire il bene al titolare della prelazione) ci si può rivolgere al giudice e ottenere una sentenza di condanna solo a un risarcimento del danno, ma non per avere la proprietà.
Quali sono i casi di prelazione in campo immobile? Sono il “retratto successorio”, la prelazione agraria e la prelazione urbana. Quest'ultima può riguardare gli immobili sia gli immobili ad uso non abitativo, che le abitazioni. La prelazione urbana nasce con la legge 392/78 (ai più nota come legge sull’equo canone), negli articoli 38, 39 e 40. Nell’art. 38 della legge è previsto che il proprietario di immobile urbano non adibito ad abitazione, in caso di vendita, è tenuto a notificare - a mezzo ufficiale giudiziario – l’intenzione di alienare al conduttore, con indicazione del prezzo ed invito ad esercitare la prelazione. Il conduttore ha 60 giorni di tempo per esercitare il diritto, ed ha ulteriori 30 giorni per il versamento del prezzo. Se il proprietario non notifica l’invito ad acquistare al conduttore, quest’ultimo può riscattare l’immobile (rivolgendosi al giudice) entro 6 mesi dalla registrazione del contratto di vendita.
Cos'è un immobile urbano ad uso non abitativo?
Per “immobile urbano non adibito ad abitazione” si intende l’immobile commerciale, e cioè, nella maggior parte dei casi, un negozio per la vendita al pubblico. Va precisato però che la prelazione non spetta nel caso di “vendita in blocco” dell’intero edificio o di una ampia porzione di esso nella quale è ricompresa la porzione adibita ad uso commerciale.
In cosa consiste la prelazione urbana ad uso abitativo?
che riguarda solo gli immobili concessi in locazione: l’inquilino ha il diritto ad essere preferito se il locatore/proprietario intende, alla prima scadenza del contratto, vendere l’immobile a terzi, e se il conduttore non è proprietario di altri immobili ad uso abitativo oltre a quello eventualmente adibito a propria abitazione. La prelazione invece non spetta quando il locatore trasferisce l’immobile al coniuge o ai suoi parenti entro il secondo grado o quando è un coerede che intende alienare la sua quota di eredità o parte di essa e nella quota stessa è compresa la locazione immobiliare: in tal caso infatti il diritto di prelazione spetta ai coeredi (ne abbiamo parlato poco fa, a proposito del retratto successorio).La prelazione non spetta per gli atti di trasferimento diversi dalla vendita (ad esempio in caso di permuta o in caso di conferimento dell’immobile in una società); in caso di vendita dell’immobile a terzi successivamente alla prima scadenza contrattuale; per le donazioni e i trasferimenti dell’immobile a titolo gratuito; per i trasferimenti non volontari (ad esempio vendite forzate ed espropriazioni); non spetta, infine, se il proprietario intende vendere effettivamente, in blocco, l’intero edificio nel quale sia ubicata l’unità locata.

Nel caso di prelazione per abitazione locata esiste il diritto di rivolgersi al giudice?
La legge (art. 39 della legge 392/78) prevede che qualora il proprietario non provveda alla notificazione, o il corrispettivo indicato sia superiore a quello risultante dall’atto di trasferimento a titolo oneroso dell’immobile, l’avente diritto alla prelazione può, entro sei mesi dalla trascrizione del contratto, riscattare l’immobile dall’acquirente e da ogni altro successivo avente causa. Ove sia stato esercitato il diritto di riscatto, l’inquilino deve, ovviamente, effettuare il versamento del prezzo entro il termine di tre mesi. Il proprietario dell’abitazione locata che ha venduto a terzi può opporsi al riscatto, e sarà il giudice a decidere se la legge è stata violata (dando ragione all’inquilino) oppure no (dando ragione al proprietario).

15/10/2019

Detrazioni fiscali per i lavori in casa anche per la manutenzione ordinaria, se legata ad un intervento più ampio come la sostituzione di infissi (...)

13/10/2019

Il Presidente FIMAA Santino Taverna è intervenuto sul tema dell'incompatibilità dell'agente immobiliare al seminario organizzato da FIMAA Treviso il 27/9/201...

10/07/2019

Il trasferimento di beni immobili in successione e donazione comporta il pagamento di determinate imposte.
Le imposte di successione o donazione sono diverse dalle imposte di registro o dall'IVA perché sono tanto più elevate quanto più lontano è il grado di parentela tra il defunto e l'erede o il donante e il donatario.
Se l'erede è il coniuge o il discendente in linea retta, l'imposta sarà del 4%,
se l'erede è un fratello o sorella oppure un parente entro il 4º grado allora l'imposta sarà del 6%,
se invece è un parente più lontano o addirittura un estraneo l'imposta sarà dell'8%"

Oltre alle aliquote bisogna considerare anche le franchigie, ovvero le soglie entro le quali non è dovuta l'imposta e anche esse cambiano a seconda del grado di parentela.
Per il coniuge e i parenti in linea retta, la franchigia è di un milione di euro, mentre per fratelli e sorelle la franchigia è di 100mila euro.
"Nel caso in cui un soggetto muoia e lasci moglie e due figli, ciascun chiamato all'eredità avrà una franchigia di un milione di euro a cranio, quindi quel 4% di imposta di successione di cui abbiamo parlato non andrà pagato se non sul patrimonio caduto in eredità che sopravanzi e vada oltre i tre milioni di euro".
Da considerare anche l'imposta di trascrizione del 2% che si paga sul valore catastale degli immobili caduti in successione o donazione e l'imposta per la voltura castale dell'1%.

Agevolazioni prima casa successioni e donazioni anche nel caso di trasferimento per successione e donazione si può parlare di agevolazioni prima casa e i requisiti sia soggettivi che oggettivi che richiede la legge sono identici a quelli di cui si è parlato per acquisti a titolo oneroso. Si deve trattare di un erede o di un donatario persona fisica, deve essere un immobile ad uso abitativo, non deve essere un immobile di lusso e quindi non deve rientrare nelle categorie catastali A1/A8/A9, né essere un ufficio e quindi rientrare nella categoria catastale A10".
"Il donatario deve avere la residenza in quel comune o deve impegnarsi a trasferirla entro 18 mesi, non deve rivendere entro i cinque anni dalla successione o dalla donazione e soprattutto deve dichiarare di non avere la prepossidenza di un altro immobile acquistato con le agevolazioni prima casa".
"Anche nel caso di successioni e donazioni è possibile bypassare il requisito della prepossidenza e quindi pur non essendosi sbarazzati del bene preposseduto, impegnarsi a venderlo o a donarlo entro l'anno dall'acquisto agevolato. Per quanto riguarda l'aliquota agevolata nel caso in cui la successione o la donazione sia tassata come prima casa, l'agevolazione consiste in una riduzione dell'imposta ipotecaria - che dal 2% passa all'imposta fissa di 200 euro - , e dell'imposta catastale - che dall'1% passa anch'essa a una somma fissa di 200 euro".
"La particolarietà che caratterizza l'imposta prima casa applicata alle successioni e donazioni è quella del fenomeno del beneficiario in estensione.
"Se un immobile viene ereditato o acquistato a titolo di donazione da più persone, perché tutto l'acquisto venga tassato come prima casa è sufficiente che sia dotata di requisiti prima casa anche soltanto una persona".

28/04/2019

news

28/07/2018

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