16/07/2025
📢La prima risposta dell’Amministrazione Salis sull’aumento IMU è, purtroppo, peggio del silenzio.
Accogliamo con profonda preoccupazione e incredulità le prime dichiarazioni della Sindaca Salis e dell’Assessore Patrone in merito all’aumento dell’IMU sugli immobili affittati a canone concordato.
Nessun riferimento esplicito alle difficoltà e al sacrificio che la piccola proprietà immobiliare dovrà sostenere, nessuna apertura per una programmazione diversa per il futuro. Si tratta di un’occasione persa per aprire un dialogo.
Troviamo inaccettabile che si giustifichi l’aumento dell’IMU difendendosi dietro alla necessità di finanziare servizi essenziali come scuola, anziani e disabilità. Nessuno mette in discussione il valore sociale di questi servizi, ma strumentalizzarli per giustificare un aumento delle imposte che grava su cittadini già impegnati nel sostenere l’abitare accessibile è una scorciatoia politica e un errore grave.
Nessun accenno viene fatto alla rilevanza sociale del contratto a canone concordato e alle difficoltà che molti cittadini dovranno affrontare per sostenere quest’ulteriore aggravio. Si parla solo di scelta obbligata, adducendo la responsabilità a chi governava in precedenza. Non possiamo accettare questa narrazione: troppo comodo, troppo ingiusto.
Ancora più preoccupante è la giustificazione secondo cui “non si fa nulla di straordinario, perché anche altri Comuni aumentano l’IMU, citando Milano, Napoli e Palermo”. Governare non significa imitare, ma scegliere.
Questa logica deresponsabilizzante, priva di una visione autonoma, dimostra l’assenza di una politica abitativa strutturata, fondata su analisi e scelte consapevoli.
Se l’intenzione dell’Amministrazione è quella di porsi sulla difensiva, affermando che ci sono “ben altre priorità”, e di trasformare i proprietari in un “fondo cassa” a cui attingere per le spese urgenti, sarebbe stato più onesto dichiararlo già in campagna elettorale.
Prendiamo atto della linea dell’Amministrazione. Se per chi governa oggi le nostre esigenze possono essere accantonate, anche noi rivediamo le nostre disponibilità. Non parteciperemo più ai tavoli in cui, fino a ieri, mettevamo a disposizione i nostri immobili.
Usciremo dal progetto dell’Agenzia sociale per la casa, e ci concentreremo, con forza e determinazione, sulla tutela dei nostri iscritti, sul loro diritto a vedere riconosciuta la redditività dei loro immobili.
Perché voler guadagnare da un immobile non è un peccato. È un diritto. Un diritto che oggi viene messo in discussione da chi, invece di governare con visione, sceglie la via più semplice: aumentare le tasse e scaricare la responsabilità su chi paga già da tempo.
Abbiamo sempre dialogato. Abbiamo sempre costruito. Ma davanti alla chiusura, al ribaltamento delle promesse, al mancato rispetto del patto politico con chi ha dato disponibilità, diciamo basta.
È il momento di cambiare tono, è il momento di cambiare azione.
Valentina Pierobon
Presidente Provinciale A.S.P.P.I. Genova