23/12/2025
L’isola è ancora lontana, quasi un miraggio. La videocamera vi si avvicina lentamente, sorvolando a pelo d’acqua il mare.
In sottofondo sentiamo la composizione lirica che il poeta tedesco Peter Huchel dedicò ad Ischia nel 1963. “La voce della memoria” di Carla Zickfeld (regia e soggetto) e Stefan Karkow (fotografia e montaggio) non è un film, non un documentario o più banalmente una dichiarazione d’amore visiva ad un’isola del Mediterraneo.
È qualcosa di più. È un’opera d’arte corale, sensitiva, intensa e poetica che deve la sua forza ad un valore espressivo del quale c’eravamo quasi dimenticati.
La lentezza, la capacità di osservare e ascoltare, anche quando i suoni ci possono apparire in un primo momento come semplice silenzio.
Ma silenzio non è. È la voce del mare, del vento, della terra e delle generazioni di uomini e donne che a fatica l’hanno coltivata e rispettata in un rapporto di reciproca dipendenza.
Il film mi ha attratto fin dalle prime sequenze e mi è rimasto impresso anche molto tempo dopo la sua visione. Ci mostra un’isola d’Ischia del tutto inedita, nuova, ricca di storia, natura, musica e professioni che per secoli hanno scalfito la sua identità.
Un identità che oggi sembra appartenere più alla memoria che non alla realtà del presente.
Il grande merito di questo film è che non cede ai sentimenti a volte nostalgici, altre volte rassegnati dei “bei tempi passati”.
È un film che va nel profondo e che lascia allo spettatore la libertà di scoprire l’isola dall’angolazione che preferisce.
Un film che lascia libertà di spazio alle immagini, ai suoni, ai protagonisti, al rumore del vento e ai tanti misteri delle sorgenti, delle rocce vulcaniche, delle viti e delle cisterne.
In altre parole: è un film prezioso.
Walter Rauhe
Giornalista e documentarista
Corrispondente da Berlino della Radio e Televisione della Svizzera Italiana
Anteprima "La Voce della Memoria"- per evocare lo spirito del film concluso d'una lunghezza di 55'' minuti.I crediti finali del film fanno accenno sui luog...