16/09/2026
Avrebbe potuto correre più veloce se avesse lasciato andare quel cane.
Non lo fece.
Il 20 aprile 1995, nel centro di Sarajevo, un bambino attraversò di corsa un incrocio tenendo un cane stretto contro il petto. Poco dietro di lui correva un altro bambino.
David Brauchli, fotografo dell’Associated Press, fermò quella scena in un’immagine.
In quel punto non si correva per gioco.
Sarajevo era sotto assedio da circa tre anni e molte strade della città erano esposte al tiro dei cecchini. Attraversare un incrocio significava spesso valutare in pochi secondi quando partire, dove ripararsi e quanto velocemente riuscire a raggiungere l’altro lato della strada.
Le forze serbo-bosniache controllavano numerose posizioni sulle alture intorno alla capitale. Anni dopo, il Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia avrebbe accertato l’esistenza di una campagna di attacchi con cecchini e bombardamenti contro la popolazione civile.
Si poteva essere colpiti andando a prendere l’acqua, aspettando un tram o semplicemente camminando per strada.
Nemmeno i bambini erano al sicuro.
Alcuni dei grandi viali di Sarajevo divennero così pericolosi da essere indicati con un nome entrato nella memoria della guerra: Sniper Alley, il viale dei cecchini.
Gli abitanti impararono a modificare ogni gesto quotidiano.
Container, mezzi abbandonati e barriere improvvisate venivano usati per limitare la visuale dei tiratori. In certi incroci si attendeva il passaggio di un mezzo blindato delle Nazioni Unite per attraversare la strada sfruttandolo come copertura.
Ma non sempre c’era qualcosa dietro cui nascondersi.
A volte bisognava soltanto scegliere il momento e correre.
È questo che rende quella fotografia così difficile da dimenticare.
Non conosciamo i nomi dei due bambini. Non sappiamo dove fossero diretti. Non sappiamo nemmeno perché quel cane fosse con loro.
Sappiamo però che, in una corsa in cui ogni secondo poteva contare, quel bambino avrebbe avuto un vantaggio se lo avesse lasciato a terra.
Scelse invece di portarlo con sé.
Lo strinse al petto e attraversò una strada in cui fermarsi poteva significare non arrivare dall’altra parte.
Dentro una guerra che costringeva perfino i bambini a imparare come sfuggire ai proiettili, rimase spazio per una decisione semplicissima e profondamente umana: non abbandonare chi dipende da te.