01/08/2026
Ho visto di Nolan. Solo qualche pensiero, solo alcune mie personalissime considerazioni, mentre ancora mi attraversano le immagini e le parole. Senza gli occhi spietati di chi cerca la perfetta sceneggiatura dell’opera, ma con la consapevolezza di chi sa che certe opere sono eterne e possono parlare all’uomo e indicare ancora una via per andare incontro alla Salvezza.
Un grande film. Ma soprattutto: uno specchio. La rappresentazione della vita dell’uomo, di ciò che lo abita nel profondo.
sono io.
L’ho sentito addosso, dentro … e ho pianto più volte.
Ulisse è nostalgia. Nostalgia della sua casa, della sua vita, di se stesso.
Ma è lontano. È partito inseguendo una promessa che sembrava poter riempire il suo cuore. E quella promessa, lentamente, si rivela per ciò che è: un inganno. Non perché non si realizzi,
ma perché, anche quando si realizza, non appaga.
Non colma: svuota.
E allora la nostalgia esplode quando finalmente vedi. Quando la si impone, nuda. I traumi, le responsabilità per ciò che non andava fatto e avrebbe dovuto esistere. È tormento che incalza e che, benedetto, scuote. È il punto in cui la gioia coincide con il dolore, il desiderio con la sofferenza. “Tutte le cose che avresti voluto essere e poi tutte le cose che avresti voluto non aver mai desiderato; ciò che desideri di più è ciò che più non puoi avere e che il massimo che non puoi avere è ciò che già avevi e hai perso.”
Ulisse è lontano da casa e finché non torna il cuore non conosce pace. Ma il ritorno non obbedisce alle sue regole. Non è lineare. Non è giusto, almeno in apparenza.
Eppure una via esiste. Ma non appartiene alla logica di Ulisse. “Sei un uomo che deve controllare il suo destino. Ma non puoi controllarlo. Devi arrenderti alla tempesta, affidarti a Poseidone. E accettare la tua punizione. Abbandona la lotta, rinuncia al controllo e vivi. È un atto di fede che non hai ancora fatto.”
Ecco il varco: la fiducia, la .
Accettarsi. Perdonare. Attraversare il proprio inferno senza fuggire. Imparare a fidarsi, perché dall’altra parte la porta è aperta. Perché un uomo non trova nulla se prima non trova se stesso. E non si incontra davvero se non impara ad avere pazienza del proprio cuore.
Ritornare a casa è una lotta. Non è cedere. È resistere alle illusioni. La casa, tuttavia, dopo tutto il tempo passato a vagare e soffrire, non è più quella di prima. È ferita. Rovinata. Abitata da altri che tentano di rubarne il senso, il dono.
E allora servono pazienza, fedeltà, attesa.
Serve combattere, ma anche lasciar andare se inevitabile.
Perché anche se la casa non può tornare com’era, può essere vista con occhi nuovi. E quello sguardo diverso può restituire , senso, verità.
Forse è proprio da lì che si ricomincia.
Forse è proprio da lì che si va oltre.
“Diretto verso l’orizzonte. Tenemmo le mani sul ponte mentre viaggiavamo verso ovest all’imbrunire, inseguendo il sole che fuggiva. C’è un mondo oltre queste mura.”
Ed esiste un solo modo per vedere chiaramente e inseguire il sole. Uno sguardo. Una postura dell’anima. “La visione più chiara degli uomini è dal basso.”
. Dal basso, rivolti verso l’ .
Per essere pienamente uomini.
Andatelo a vedere.