16/03/2024
Da questa prospettiva il Palazzo di Giustizia di Milano incute meno soggezione, addolcito dai colori della primavera. Fu costruito tra il 1932 e il 1940 sotto la direzione dell’architetto Marcello Piacentini in stile Novecento, con l’obiettivo di soddisfare le esigenze celebrative del regime fascista. Per la sua costruzione furono abbattute la chiesa di San Filippo Neri in Bovisasca e il convento delle Schiave di Maria, anche se l’edificio occupa all’incirca l’area dove sorgeva la caserma Principe Eugenio di Savoia, da allora trasferita a Baggio.
La severa architettura è arricchita da numerose opere d’arte. Già, Palazzo di Giustizia è anche una sorta di grande museo. Bassorilievi di Fausto Melotti ornano i tre portali d’ingresso su via Freguglia e su via San Barnaba, dove ai lati spiccano i bassorilievi di Corrado Vigni. All’interno, i capolavori dedicati alla giustizia sono più di 150. Al centro del cortile d’onore ecco la “Giustizia”, opera in porfido rosso di Attilio Selva. Particolarmente suggestiva è l’aula della Corte d’Appello civile dove, accanto al cromatismo dei marmi, delle pietre di rivestimento e delle vetrate, sono collocati tre grandi bassorilievi che formano un trittico imponente: la “Giustizia romana” di Romano Romanelli, al centro la “Giustizia corporativa” di Arturo Martini, e la “Giustizia biblica” di Arturo Dazzi.
Anche celebri pittori hanno lasciato testimonianze, con opere ispirate al tema della Giustizia, come Carlo Carrà e Mario Sironi.
L’augurio è che non dobbiate mai entraci, ma nel caso vi capitasse, provate a guardare il Palazzo anche con occhi diversi, perché siamo di fronte a un vero scrigno d’arte.