10/06/2020
Giorgio Grossano è architetto… Ma il suo lavoro oggi è quello di Building manager, o - se preferite -di Amministra-tore condominiale.
Lo incontro nello studio professionale di GEC Servizi srl, per rivolgere anche a lui la fatidica domanda: “Amministra-tore manager si nasce o si diventa?”.
“Certo, da giovane, avendo scelto studi d’architettura, il mio sogno era un altro… Volevo progettare e costruire case, ma poi nel corso della vita ho fatto scelte differenti… In realtà, mi sento perfettamente a mio agio nei panni del Building manager.
“Saper ascoltare, saper mediare tra posizioni diverse, creare consensi… Penso siano i cardini della nostra professione. Da quando ho iniziato a svolgere questa attività, non ho quasi mai avuto problemi: mi sono sentito sempre perfetta-mente a mio agio nei panni del Building manager”. Sorride, e non ho dubbi su quanto mi sta dicendo: trasmet-te fiducia, sa ascoltare, e ti guarda negli occhi mentre par-la…
“Va da sé che di tutte le specifiche del mio lavoro, preferi-sco di gran lunga la parte ‘tecnica’ e ‘sociale’, interessando-mi da sempre agli edifici che gli esseri umani costruiscono per abitarci insieme ai propri simili.
“Ho iniziato subito dopo la laurea, presso uno studio mol-to grande di amministratori di condominio (a questi tempi non erano molti). Mi sono trovato bene: praticamente una ‘folgorazione’ sulla via del condominio…
“Poi, negli anni Novanta, un’esperienza diversa: ho seguito mio padre all’estero, in una sua attività commerciale. Ma nel 2005 sono ritornato al lavoro di amministratore con-dominiale. E questa volta non mi sono più ‘mosso’… Cer-to si è trattato di un’esperienza molto formativa, che mi è servita per capire meglio le persone, anche di estrazione e cultura differenti dalla mia”.
- Rimpianti?
“Il lavoro del Building manager mi piaceva e mi piace: per-sino le assemblee di condominio, dove a volte gli individui più insospettabili danno il peggio di sé”.
Sorride ancora…
“Non mi crede? Dovrebbe vederli, certe volte…
“Serafici avvocati, maturi professio-nisti, equilibrati manager che per-dono le staffe e insultano gli altri condomini, rivol-gendo loro improperi irripetibili…
Una vera guerra!
“Io rimango tran-
quillo. Lascio pas-
sare la bufera…
Poi riprendo il filo
del discorso.
E vado avanti, cercando comunque soluzioni condivise a problemi solo in apparenza insormontabili…
“Mi appassiono anche, a volte.
“Insomma: forse amministratori non si nasce, però qualcosa nel mio dna dev’essersi ritrovato perfettamente in questa veste.
Grazie all’esperienza di anni, lo sono diventato a pieno titolo, però era un po’ come se fossi stato già ‘predisposto’ per svolgere questa attività”.
Chiedo anche a lui che ne pensa della legge 220 del 2012.
- È davvero cambiato qualcosa, nel suo lavoro?
“Fino a un certo punto… Alcune doti e problematiche re-stano le stesse, di prima della riforma condominiale. Oggi però esistono un’infinità di incombenze da svolgere e in-numerevoli formalità burocratiche da rispettare: non sono solo rose e fiori. Come tutti i mestieri anche quello del Buil-ding manager presenta le sue complessità, ma grazie anche ai corsi di formazione di Anapic si è sempre aggiornati su tutto”.
- Come mai, tra le varie associazioni di professionisti del condominio, ha scelto Anapic?
“Ho seguito corsi pure con altri, tuttavia - conosciuta trami-te un nostro fornitore Lucia Rizzi, la presidente di Anapic
- ho apprezzato il suo spirito imprenditoriale, la sua voglia di mettere in piedi iniziative innovative in questo ambito…Come nel caso della recente tavola rotonda presso il Palaz-zo di Giustizia di Milano: un’occasione per me e per altri amministratori per conoscere meglio magistrati, mediatori, avvocati e persino una psicologa.
“Lucia ogni volta mi dà l’impressione di essere ‘super par-tes’, ci incoraggia, è disponibile ad aiutarci a risolvere pro-blematiche quotidiane, condividendo quando necessario contatti e opportunità”.
- Che ne pensa della campagna di Anapic in favore del ‘condominio cardioprotetto’?
“Di sicuro interessante e di respiro ‘europeo’…Certo, se venisse ratificata da una legge dello Stato, potrebbe dav-vero rappresentare una rivoluzione nel campo della salute, non solo per i Condòmini,ma per tutti i cittadini”.
“Circa una sessantina, tra Milano città, città metropolitana e in zona Varese.
- E com’è la situazione compensi per quanto riguarda il ruolo professionale di Building manager?
“Purtroppo, non essendo regolata da un tariffario ufficiale, assisto quotidianamente a una ‘lotta al ribasso’ che trovo poco professionale. Se si dispone di strutture complesse per offrire servizi di qualità, dovrebbe essere riconosciuto sempre un equo compenso. Ritengo che la creazione di un listino base potrebbe doveroso.
“Diciamo che, oltre i venti condòmini, non si dovrebbe scendere sotto un compenso minimo di duemila euro all’anno. Ma c’è sempre chi si offre anche a meno…
“Poi, magari, risulta irreperibile da parte dei suoi ammini-strati e non soddisfa tutte le richieste, a volte ceto un po’ assillanti…”.
- E, mi dica, qual è la situazione di morosità nei suoi condomìni?
“Diciamo che, non vivendo oggi in tempi di boom eco-nomico, non va poi malissimo… Si attesta intorno al 10%…”. - Altre annotazioni, o sassolini che vorrebbe to-gliersi dalla scarpa…
“Registro in questi ultimi tempi una crescita esponenziale di e-mail e di telefonate, che non aiuta molto nel nostro lavoro, anzi, lo appesantisce assai… Del resto questi mezzi di comunicazione fanno parte ormai della nostra attività, che a me continua, davvero, a piacere un sacco!”.
INTERVISTA COMPARSA SU AMMINISTRATORE MANAGER - RIVISTA ANAPIC