21/09/2025
Il calcio giovanile, oggi.
Tutti lo vedono.
Molti dicono: “É sempre stato così” ma nessuno interviene realmente.
C’è un ragazzo che arriva sempre in orario.
Che ascolta, che fatica, che non salta mai un allenamento. Gioca a sprazzi e fa molta panchina, non per demerito ma per “scelta tecnica”
Poi c’è quello che salta un mese per le vacanze.
Torna, ha il posto garantito e gioca titolare.
Non è più forte del suo compagno é soltanto “quello da valorizzare e da far emergere a tutti i costi…”
I genitori di lui sorridono.
La società approva.
Il Mister sta al gioco.
È così, adesso.
Conta chi spinge di più.
Chi alza la voce.
Chi porta sponsor.
Gli allenatori lo sanno.
Lo vedono ogni giorno.
Ma se provi a scegliere per davvero, a educare per davvero, resti solo.
Perché nel calcio giovanile, chi lavora con coscienza è scomodo.
Se non fai giocare il figlio “giusto”, sei tu il problema.
Se non chiudi un occhio, sei tu quello sbagliato.
E allora arriviamo ad oggi e ci scandalizziamo ancora se: le società tacciono e genitori comandano?
I ragazzi in mezzo a questo mondo marcio, guardano e imparano la cosa peggiore:
che il calcio non è più meritocrazia.
È un favore.
Un compromesso.
Una bugia.
Ci stiamo perdendo.
Non solo talenti.
Ma educazione, valori, coraggio di dire no a chi la fa fuori dal vaso!
E il silenzio che c’è intorno non è normale.
Mi spiace, ma per me è complicità.
©️Libri, racconti e storie di: “Un altro calcio”