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Con 1.600 euro, quanto posso chiedere di mutuo? I fattori da valutarePer richiedere un mutuo con uno stipendio da 1.600 ...
18/06/2026

Con 1.600 euro, quanto posso chiedere di mutuo? I fattori da valutare
Per richiedere un mutuo con uno stipendio da 1.600 euro, serve valutare la sostenibilità della rata: circa il 30/35% del reddito

Il desiderio di acquistare casa spesso si confronta con difficoltà oggettive, quali le effettive disponibilità economiche e le modalità di ottenimento di un finanziamento. Ad esempio, con 1.600 euro, quanto si può chiedere di mutuo? In linea generale, le banche concedono mutui se la rata non pesa più del 30-35% sul reddito mese mensile, indicativamente tra 480 e 560 euro per uno stipendio da 1.600 euro. L’importo massimo erogabile, variabile in funzione del numero di mensilità percepite e del Loan to Value applicato, si attesta di norma tra 118.000 e 145.000 euro. È perciò fondamentale pianificare con attenzione il proprio investimento, trovando il mutuo migliore e la banca che offre le condizioni più convenienti.

Il calcolo dell’importo massimo del mutuo
Qual è la rata massima sostenibile con 1.600 euro
Quanto posso prendere di mutuo con 1600 euro
Come cambia il mutuo a seconda delle agevolazioni
Il peso del Loan To Value sul mutuo richiedibile
Durata, età e altri fattori che influiscono sul mutuo
I consigli per ottenere un importo più alto
Il calcolo dell’importo massimo del mutuo
Per capire quale mutuo si possa sottoscrivere con uno stipendio da 1.600 euro, è innanzitutto necessario valutare quale sia l’importo massimo erogabile da parte dell’istituto di credito. A questo scopo, si rendono necessarie due considerazioni distinte:

il calcolo della singola rata, che generalmente non deve superare il 30 o il 35% dello stipendio netto mensile, a seconda delle banche. Per farlo, è sufficiente moltiplicare il netto stesso per i coefficienti 0,30 o 0,35;
il calcolo complessivo del mutuo, che si basa su diversi elementi oltre alla rata massima sostenibile, quali la tipologia d’ammortamento, il tasso fisso o variabile, la durata e il Loan To Value, ovvero il rapporto tra il valore dell’immobile e l’importo richiesto. Più il Loan To Value è ridotto, minore è il peso del mutuo: le banche concedono di norma finanziamenti fino all’80% del valore dell’immobile, percentuali superiori sono possibili solo in casi particolari o grazie ad agevolazioni statali.
Per valutare preventivamente quanto sostenibile sia l’investimento, è certamente utile approfittare di strumenti online per simulare il mutuo, così da analizzare con largo anticipo il piano d’ammortamento. Dopodiché, è utile anche considerare tutti quei fattori che potrebbero permettere di ottenere un importo più alto, come la presenza di garanti, di cointestatari o altre garanzie accessorie.

Qual è la rata massima sostenibile con 1.600 euro
Entrando maggiormente nel dettaglio, il primo passo è rappresentato dal calcolo del peso mensile del finanziamento, ovvero del rapporto tra rata e reddito nel mutuo. Considerando il limite massimo del 30-35%, per uno stipendio da 1.600 euro netti mensili la rata massima sostenibile si aggira tra 480 e 560 euro.

Questo calcolo prende in considerazione una situazione di 12 mensilità annuali, ma vi possono essere delle configurazioni diverse, a seconda della tipologia di contratto di lavoro sottoscritto. Ad esempio:

se si percepisce la tredicesima, la rata può salire fino ai 520-600 euro;
se si percepisce anche la quattordicesima, la rata massima può aumentare fino a 560-650 euro.
Le soglie sono ovviamente variabili, poiché la banca valuta comunque l’annualizzazione del reddito, cioè il suo ammontare complessivo. Bisogna però considerare anche altri oneri, che potrebbero limitare le proprie capacità: in presenza di altri finanziamenti o spese fisse, la rata massima potrebbe diminuire.

Quanto posso prendere di mutuo con 1600 euro
Dopo aver calcolato la rata massima mensile, è utile anche comprendere a quanto possa ammontare l’importo complessivo erogato dalla banca. Indicativamente, per uno stipendio da 1.600 euro netti, la cifra massima del mutuo varia tra i 118.000 e i 145.000 euro. Questa varietà è dovuta a una serie di condizioni:

la tipologia di tasso prescelto, se fisso o variabile;
la durata complessiva del mutuo;
il Loan To Value, ovvero il rapporto tra il valore dell’immobile e l’importo richiesto.
Per facilitare la comprensione, è utile ricorrere a un esempio. Si ipotizzi di voler richiedere un mutuo a 30 anni, a tasso fisso del 3%, per l’acquisto di un immobile da 160.000 con un LTV all’80%. Si otterrà:

una rata mensile di 539 euro;
un importo massimo del mutuo erogabile di 128.000 euro.
Come cambia il mutuo a seconda delle agevolazioni
Non bisogna però dimenticare che la possibilità di accedere a eventuali agevolazioni può influire sull’importo massimo del mutuo, in virtù di tassi più vantaggiosi. In particolare:

scegliendo un mutuo green, ovvero dedicato a immobili di classe energetica A o B, spesso le banche offrono tassi ridotti e sconti sul TAN. Ad esempio, per un mutuo a 30 anni, con tasso fisso al 2,70%, il massimo erogabile per 560 euro di rata sarà di circa 138.000 euro;
scegliendo un mutuo CONSAP, ovvero con Fondo di Garanzia Prima Casa dedicato a giovani under 36, giovani coppie e famiglie numerose con ISEE entro i 40.000 euro, viene garantito fino al 50% della quota capitale - che può salire all’80% per le categorie prioritarie - consentendo finanziamenti fino al 100% del valore dell’immobile, purché al di sotto di 250.000 euro. Questo vuol dire che, per un mutuo a 30 anni, con tasso fisso attorno al 3,5% e rata da 560 euro, si potranno ottenere all’incirca 125.000 euro.
Il peso del Loan To Value sul mutuo richiedibile
Fondamentale è anche prestare attenzione al Loan To Value, perché influenza il rischio percepito dalla banca e, di conseguenza, le condizioni e il tasso applicato al mutuo. Di norma, più si può approfittare di un LTV basso - quindi di un maggiore anticipo con fondi personali - più si ottengono condizioni migliori.

LTV

Impatto sul tasso e sul mutuo

Massimo erogabile indicativo

Fino al 60%

Tasso minimo, massima erogabilità

Fino a 148.000 euro

61-80%

Tasso standard (2,8-3%)

130.000 - 135.000 euro

81-90%

Tasso maggiorato (+0,5-1%)

120.000 - 125.000 euro

91-100%

Tasso più alto (+1% o più) e garanzie obbligatorie

118.000 - 120.000 euro

È utile sottolineare che i valori in tabella riguardano esempi generali, basati sull’abitudine degli istituti di credito di aumentare lo spread, e quindi il tasso finale, a seconda del rischio percepito. Più un LTV è alto, più aumenta il rischio d’insolvenza e, di conseguenza, il tasso. Tuttavia, le condizioni effettivamente proposte dalla propria banca di riferimento potrebbero essere diverse rispetto alle soglie d’esempio riportate.

Durata, età e altri fattori che influiscono sul mutuo
Ancora, non bisogna dimenticare che sul mutuo effettivamente erogabile possono incidere anche altri fattori, sempre in relazione alle condizioni offerte dalla banca prescelta.

In particolare, bisogna valutare:

la durata del finanziamento che, come facile intuire, influenza l’importo ottenibile. A parità di rata mensile, vi è la possibilità di ottenere un mutuo maggiore quando la durata è più estesa;
l’età, perché impatta direttamente sulla durata del mutuo. Le banche preferiscono concedere mutui se, al momento dell’estinzione, il mutuatario non ha superato i 75-80 anni. Questo significa che, raggiunti i 50-60 anni, difficilmente si potrà scegliere una durata del finanziamento maggiore di 20-25 anni;
gli elementi che influenzano il reddito effettivamente disponibile, come ad esempio la presenza di altri debiti o finanziamenti, un nucleo numeroso a carico, l’assenza di garanti e molto altro ancora.
I consigli per ottenere un importo più alto
Infine, è utile conoscere tutti quei consigli che, con una pianificazione attenta, possono aumentare le possibilità di ottenere un mutuo dall’importo più elevato possibile. Fra le principali, vi rientrano:

migliorare la propria condizione debitoria, estinguendo piccoli prestiti in corso prima della richiesta di mutuo;
avvalersi di un cointestatario, perché un secondo reddito aumenta l’importo massimo erogabile, oppure un garante;
versare un buon anticipo, così da ridurre il Loan To Value e ottenere condizioni migliori dalla banca;
valutare a fondo la tipologia di tasso, ad esempio fisso o variabile, per ottenere la configurazione che, al contempo, permette sia di ottenere un importo elevato che garantire un tenore di vita sostenibile.

Gioco d’azzardo e mutuo: quando le scommesse bloccano l’erogazioneL'abitudine al gioco d'azzardo può rappresentare un li...
15/06/2026

Gioco d’azzardo e mutuo: quando le scommesse bloccano l’erogazione
L'abitudine al gioco d'azzardo può rappresentare un limite all'erogazione del mutuo: un profilo spesso rischioso per le banche

La richiesta di un finanziamento per l’acquisto di un immobile può rappresentare un passo impegnativo, perché impone rigore nelle proprie spese. La banca non analizza infatti solo la capacità reddituale del richiedente, ma anche e soprattutto il suo comportamento finanziario. All’interno di questa valutazione, rientra anche il rapporto tra gioco d’azzardo e mutuo: l’abitudine alla scommessa può infatti rappresentare un ostacolo all’erogazione del finanziamento. Per evitare brutte sorprese, è quindi utile avvalersi di strumenti online per trovare il mutuo migliore e la banca che offre le condizioni più agevoli.

Cosa controlla la banca per darti un mutuo
Quali verifiche vengono effettuate sul conto corrente
Come influisce il gioco d’azzardo sulla richiesta di mutuo
Come viene considerato il gioco sporadico
Quando la banca rileva un rischio ludopatia
In quali casi non viene accettato il mutuo
Come aumentare la probabilità di approvazione
Cosa controlla la banca per darti un mutuo
Quando si procede con una richiesta di mutuo, l’istituto di credito prescelto conduce delle profonde valutazioni, per analizzare la sostenibilità del finanziamento nel tempo. Nei fatti, il mutuatario deve trovarsi nelle condizioni di poter corrispondere regolarmente le rate, riducendo così il rischio d’insolvenza.

Per procedere a questa verifica, la banca prende in considerazione diversi fattori:

la stabilità del reddito, sulla base della storia reddituale documentata del richiedente, per controllare disponga di entrate continue per poter pagare le rate;
il rapporto tra rata e reddito, perché gli istituti di credito tendono a non concedere mutui se la rata pesa più del 30-35% sulle entrate mensili;
l’indebitamento preesistente, come la presenza di altri finanziamenti attivi, prestiti personali e segnalazioni negative presso la Centrale Rischi della Banca d’Italia o i sistemi informativi come il CRIF;
il Loan To Value, cioè il rapporto tra il valore dell’immobile e l’importo richiesto, che tendenzialmente non deve superare l’80%;
il comportamento finanziario complessivo del richiedente, come la puntualità nei pagamenti, la capacità di risparmio e la coerenza tra entrate e uscite.
Il gioco d’azzardo rientra proprio nella valutazione del comportamento finanziario: un richiedente che si lancia in scommesse molto frequenti, o particolarmente onerose, potrebbe infatti rappresentare un rischio troppo elevato per l’istituto di credito. In ogni caso, se si vuole valutare a priori la propria capacità di sostenere il finanziamento, è utile effettuare una simulazione del mutuo online, così da poter analizzare l'intero piano di ammortamento.

Quali verifiche vengono effettuate sul conto corrente
Uno dei passaggi fondamentali per la fase d’istruttoria del mutuo, ovvero della valutazione della sua fattibilità, è la verifica sul conto corrente. Solitamente, la banca chiede l’estratto conto degli ultimi 3-6 mesi, per fotografare le abitudini finanziarie del richiedente.

Ma quali elementi la banca prende in considerazione? In linea generale, il controllo serve per attestare:

la regolarità delle entrate, come ad esempio accrediti costanti e cadenzati, che rappresentano un segnale di solidità;
la gestione delle uscite, con un controllo mirato sulle spese mensili, per comprendere se il cliente sia in grado di sostenere una rata aggiuntiva, senza compromettere la propria stabilità;
la presenza di liquidità residua, perché un saldo mediamente positivo conferma la capacità di risparmio;
la presenza di movimenti anomali o poco trasparenti, come bonifici senza causale, prelievi frequenti di importi elevati o pagamenti verso piattaforme sospette, poiché possono sollevare dubbi sul rischio d’insolvenza.
Proprio poiché il conto corrente fotografa le abitudini del futuro mutuatario, non è raro imbattersi in un mutuo rifiutato dopo l’estratto conto: entrate irregolari, spese anomale, gioco d’azzardo e movimenti sospetti spingono le banche a non assumere rischi troppo elevati.

Come influisce il gioco d’azzardo sulla richiesta di mutuo
Le transazioni verso siti di scommesse o casinò digitali, così come i frequenti prelievi di grandi somme in contanti, emergono come elementi critici nella valutazione di un conto corrente. Per questo, la combinazione tra richiesta di un mutuo e gioco d’azzardo può determinare importanti conseguenze sull’erogazione del finanziamento.

Il gioco d’azzardo introduce infatti un elemento di imprevedibilità nella gestione del denaro da parte del richiedente, anche se perfettamente legale. Questo perché scommesse e affini:

sono aleatorie, cioè possono generare sia importanti vincite che perdite ingenti e improvvise, tali da compromettere il pagamento del mutuo;
possono indicare una scarsa pianificazione finanziaria a lungo termine;
se molto frequenti, possono far emergere una ludopatia, una vera e propria dipendenza.
In altre parole, l’abitudine alla scommessa rappresenta per la banca un comportamento finanziario a dir poco disinibito. Nella migliore delle ipotesi, il richiedente potrebbe vedersi proporre delle condizioni di finanziamento meno favorevoli. Nelle peggiori, il cliente può imbattersi in un mutuo rifiutato per gioco d’azzardo.

Come viene considerato il gioco sporadico
Nella valutazione della fattibilità di un finanziamento, sulle scommesse è però necessario fare delle ultimi distinzioni. Questa risiede nel confine che separa il semplice svago da una condotta finanziaria problematica. Se si tratta di scommesse assolutamente sporadiche, o dall’irrisorio peso sul reddito disponibile, la banca potrebbe giudicarle irrilevanti per la valutazione del mutuo. In linea generale, il gioco d’azzardo non viene considerato ostativo all’erogazione se:

l'esborso complessivo annuale destinato alle scommesse incide solo marginalmente rispetto alla quota di capitale accantonata dal richiedente;
non emergono elementi di dipendenza finanziaria, come ad esempio puntate molto frequenti o scoperti di conto;
il richiedente garantisce il massimo della trasparenza, a seguito di richieste della banca, dimostrando che il gioco d’azzardo rappresenta un’attività più che controllata.
È però importante sottolineare che le valutazioni della banca potrebbero non limitarsi al conto corrente, ma alle spese complessive del richiedente. Molti infatti credono che l’utilizzo di piattaforme di pagamento digitali possa nascondere all’istituto di credito la tendenza alle scommesse.

Sebbene la banca non possa entrare nel merito delle transazioni effettuate con servizi terzi, può però notare movimenti sospetti, come ad esempio ricariche frequenti a wallet digitali. Di conseguenza, a discapito dei molti utenti sul Web che consigliano di utilizzare intermediari digitali, ci si può comunque imbattere in un mutuo rifiutato per gioco d’azzardo anche con PayPal o servizi analoghi.

Quando la banca rileva un rischio ludopatia
Per contro, quando si supera il confine tra scommessa sporadica e rischio patologico, aumentano le probabilità di imbattersi in un mutuo negato per gioco d’azzardo. Ma in che modo la banca valuta il rischio ludopatia?

In linea generale, l’istituto di credito potrebbe prendere in considerazione:

la frequenza e gli orari dei versamenti, perché pagamenti ripetuti - spesso più volte nello stesso giorno - possono indicare una dipendenza;
l’importo totale speso e la frequenza di pagamenti con conto scoperto;
l’incremento dei volumi di spesa nel tempo, uno degli elementi distintivi della ludopatia. Un campanello d'allarme scatta se un cliente passa da giocate modeste e isolate a ricariche ripetute di valore decisamente superiore in pochi mesi.
In quali casi non viene accettato il mutuo
Allo stesso tempo, è utile sottolineare come il gioco d’azzardo rappresenti solo una delle tante condizioni che possono portare al diniego di un mutuo, sebbene il suo peso relativo sia comunque importante.

Fra le più frequenti cause di rifiuto, si elencano:

le segnalazioni negative al CRIF o in Centrale Rischi, ad esempio per ritardi nei pagamenti precedenti o rate insolute;
un LTV troppo elevato, superiore all’80%, che denota l'incapacità del richiedente di fornire un anticipo consistente di tasca propria;
la presenza di altri debiti rilevanti, come finanziamenti per l’auto o prestiti personali, che potrebbero rendere insostenibile la rata del mutuo in relazione al reddito mensile;
l’emersione di movimenti poco chiari sul conto corrente, tra cui appunto il gioco d’azzardo;
una posizione lavorativa irregolare, con delle entrate discontinue, che non permettono di garantire la sostenibilità del mutuo nel tempo.
Come aumentare la probabilità di approvazione
Indipendentemente dalla situazione di partenza, esistono alcune buone pratiche che possono migliorare il profilo del richiedente agli occhi della banca, riducendo il rischio di un mutuo rifiutato per scommesse online o fisiche. Ad esempio, può essere utile:

evitare qualsiasi spesa legata al gioco nei mesi precedenti alla domanda, indicativamente astenendosi nei 6-12 mesi antecedenti alla richiesta. In ogni caso, le proprie abitudini devono comunque rimanere sporadiche, per garantire la sostenibilità del mutuo nel tempo;
ridurre debiti esistenti, estinguendo finanziamenti e prestiti personali prima della richiesta del mutuo;
costruire una storia di risparmio, accantonando regolarmente somme, per dimostrare una buona disciplina finanziaria e aumentare la liquidità disponibile per l’anticipo;
mantenere entrate documentabili, con ogni reddito - anche aggiuntivo - correttamente dichiarato e tracciato.
Può essere anche utile rivolgersi a professionisti, come il proprio commercialista o un mediatore creditizio, per comprendere le criticità della propria situazione finanziaria e presentare la documentazione più efficace.

Quando viene pagato l’assegno unico a giugno 2026?Il pagamento è previsto, secondo calendario Inps, per le giornate del ...
08/06/2026

Quando viene pagato l’assegno unico a giugno 2026?
Il pagamento è previsto, secondo calendario Inps, per le giornate del 18 e 19 giugno

L’Inps ha comunicato le date di pagamento dell’assegno unico (che arriveranno intorno alla metà di ogni mese) per tutto il corso dell’anno. Scopriamo, quindi, quando viene pagato l’assegno unico a giugno 2026 alle famiglie residenti in Italia, a seconda dei casi, e quali sono le informazioni utili per richiederlo. Ecco tutto quello che c’è da sapere.

Quando viene pagato l'assegno unico a giugno 2026?
Il pagamento dell’assegno unico di giugno 2026 è in arrivo intorno alla metà del mese. Ricordiamo che si tratta di una prestazione concessa su domanda (valida per un solo anno) prevista dal settimo mese di gravidanza e fino ai 21 anni (non ci sono limiti d’età per i figli con disabilità). C’è però differenza sulle date di pagamento tra gli assegni che non hanno subito variazioni nel mese precedente e quelli che, invece, sono cambiati per via di nuove condizioni del nucleo familiare.

L’Inps, intanto, ha comunicato che il pagamento dell’assegno unico a maggio 2026 arriverà nelle giornate del 18 e 19 giugno per i nuclei familiari per i quali non sono intervenute modifiche. Mentre, gli assegni che hanno subito modifiche rispetto al mese precedente per via di cambiamenti delle condizioni del nucleo familiare verranno erogati orientativamente a fine mesa (entro la fine dell’ultima settimana). Chi invece sta per ricevere il primo pagamento, vedrà l'importo accreditato dall’Inps alla fine del mese successivo a quello di presentazione della domanda.

Come richiedere l’assegno unico
L’Inps ha specificato che le domande di assegno unico e universale per i figli a carico non sono soggette ad onere di presentazione con cadenza annuale. Infatti, le domande già presentate valgono anche per le annualità successive a quelle della presentazione, fatto salvo l’onere per gli utenti di comunicare le eventuali variazioni da inserire nel modello di domanda (es. nascita di un nuovo figlio).

Pertanto, per ricevere l’assegno unico nel 2026 non è necessario presentare una nuova domanda, fermo restando che la domanda già trasmessa all’Inps non si trovi nello stato di decaduta, revocata, rinunciata o respinta. Ai fini della determinazione dell’importo della prestazione sulla base della corrispondente soglia Isee è necessaria la presentazione di una nuova Dichiarazione Sostituiva Unica (Dsu) per il 2026, correttamente attestata.

Sul portale unico dell'Isee è possibile acquisire la Dsu precompilata dove sono riportati i dati fondamentali per determinare l’entità dell’assegno tra cui la composizione del nucleo familiare, il reddito annuo percepito e il patrimonio mobiliare e immobiliare. Una volta confermata o modificata, la Dsu va trasmessa al Sistema informativo dell’Isee. Spetta poi all’Agenzia dell’Entrate inviare all’Inps i dati aggiornati.

Pensione di reversibilità: conta la durata del matrimonioA stabilirlo una recente sentenza della CassazionePer l'assegno...
01/06/2026

Pensione di reversibilità: conta la durata del matrimonio
A stabilirlo una recente sentenza della Cassazione

Per l'assegno di revsersibilità conta la durata del matrimonio. A dirlo è la sentenza n 3955/2026 della Cassazione che ha stabilito come la durata del vincolo matrimoniale sia il parametro imprescindibile per attribuire la pensione di reversibilità.

Cosa ha stabilito la Cassazione con la sentenza n. 3955/2026
Perché la durata del matrimonio è il criterio principale
I criteri correttivi nella ripartizione della reversibilità
Le implicazioni per i futuri contenziosi in materia di reversibilità
Cosa ha stabilito la Cassazione con la sentenza n. 3955/2026
Il caso in questione riguarda un uomo deceduto che ha lasciato un'ex moglie, con cui il matrimonio era durato 30 anni ,e una vedova il cui vincolo era durato solo 7 anni. Entrambe avevano fatto domanda per la pensione di reversibilità. Il Tribunale di Roma, in primo grado, aveva assegnato all'ex moglie l'80% della pensione, e il 20% alla vedova. La sentenza era stata ribaltata dalla Corte d'Appello che aveva assegnato l'80% alla vedova e il 20% alla prima moglie. La Suprema Corte ha invece dato ragione all'ex moglie, premiando il principio della durata del vincolo matrimoniale.

Perché la durata del matrimonio è il criterio principale
A rendere la durata del matrimonio il criterio principale sicuramente è la normativa, l'articolo 9 della legge n. 898/1970 sul divorzio stabilisce infatti il dirtto dell'ex coniuge a una quota della reversibilità, da stabilirsi "tenendo conto della durata del rapporto matrimoniale". A confermarlo anche la sentenza n 419/1999 della Corte Costituzionale che aveva chiarito come il "tenere conto" della durata del matrimonio impone al giudice una valutazione attenta.

I criteri correttivi nella ripartizione della reversibilità
Ma il criterio temporale non è l'unico da considerare, ci sono infatti altri criteri correttivi importanti:

la situazione economica delle parti
rispettivo tenore di vita
l'importo dell'assegno di reversibilità
eventuali convivenze prematrimoniali
Le implicazioni per i futuri contenziosi in materia di reversibilità
La sentenza della Cassazione avrà sicuramente importanti implicazioni per i futuri contenzionsi in materia di reversibilità. Il criterio della durata non sarà un elemento secondario, ma dovrà essere considerato in maniera prioritaria dal giudice che emette la sentenza. Il giudice dovrà motivare con attenzione le ragioni della sua decisione, ponderando e combinando tra i loro i diversi criteri.

Trasferimento immobiliare con sentenza: come si tassaI chiarimenti della Cassazione sull'imposta di registroQuando i tra...
28/05/2026

Trasferimento immobiliare con sentenza: come si tassa
I chiarimenti della Cassazione sull'imposta di registro

Quando i trasferimenti immobiliari avvengono con sentenza, quale imposta di registro deve essere applicata? Proporzionale o in misura fissa? Sul punto è intervenuta la Cassazione con le ordinanze n. 4069, del 23 febbraio 2026, n. 4140 e 4153, del 24 febbraio 2026. Vediamo cosa è stato precisato partendo da quanto previsto dall’articolo 2932 del Codice civile.

Imposta di registro nei trasferimenti immobiliari con sentenza
Il ruolo dell’articolo 2932 del Codice civile
Pagamento del prezzo e condizione sospensiva
Qual è l’orientamento della Cassazione nel 2026?
Imposta di registro nei trasferimenti immobiliari con sentenza
La Cassazione ha chiarito che i trasferimenti immobiliari che avvengono a seguito di provvedimento dell’Autorità giudiziaria emesso ai sensi dell’articolo 2932 del Codice civile scontano l’imposta di registro in misura ordinaria, a prescindere dal fatto il trasferimento sia subordinato al pagamento del prezzo da parte dell’acquirente.

Il ruolo dell’articolo 2932 del Codice civile
Il primo comma dell’articolo 2932 del Codice civile stabilisce che, “se colui che è obbligato a concludere un contratto non adempie l’obbligazione, l’altra parte, qualora sia possibile e non sia escluso dal titolo, può ottenere una sentenza che produca gli effetti del contratto non concluso”.

Nella maggior parte dei casi, questo avviene quando, dopo la stipula di un contratto preliminare per il trasferimento di un immobile, uno dei contraenti si rifiuta di stipulare il successivo contratto di compravendita.

Come sottolineato da Fisco Oggi, “il provvedimento giudiziario ha natura costitutiva e, per effetto di esso, la proprietà del bene oggetto del contratto preliminare viene trasferita al promissario acquirente mediante un provvedimento giudiziario che sostituisce l’atto di compravendita”.

Pagamento del prezzo e condizione sospensiva
Con l’obiettivo di tutelare la parte venditrice, in genere il provvedimento giudiziario subordina l’effettivo trasferimento della proprietà del bene all’integrale pagamento del prezzo da parte dell’acquirente. Il trasferimento del bene viene dunque sottoposto alla condizione sospensiva relativa al versamento del corrispettivo a cura dell’acquirente.

Qual è l’orientamento della Cassazione nel 2026?
In questo quadro, affrontando il tema dell’imposta di registro, la Cassazione ha confermato il principio in base al quale la sentenza emessa sulla base dell’articolo 2932 del Codice civile, che dispone il trasferimento di un immobile a favore di un promissario acquirente, subordinatamente al pagamento del corrispettivo pattuito, è soggetta a imposta proporzionale “anche se ancora impugnabile, in quanto, per effetto dell’articolo 27 del Testo unico sull’imposta di registro, Dpr n. 131/1986, non sono considerati sotto condizione sospensiva gli atti i cui effetti dipendono dalla mera volontà dell’acquirente o da iniziativa unilaterale del promissario acquirente”.

Secondo la Cassazione, dunque, deve essere applicata l’imposta di registro in misura proporzionale, dal momento che il pagamento del corrispettivo è un evento che dipende dalla volontà dell’acquirente e che quest’ultimo – nei casi presi in esame – aveva già manifestato la propria intenzione di procedere all’acquisto del momento dell’introduzione del giudizio civilistico finalizzato ad ottenere il trasferimento forzato del bene.

25/05/2026

Agenzia delle Entrate e situazione debitoria: nuovo servizio web
Scopri come verificare online la tua situazione debitoria con l’Agenzia delle Entrate in pochi clic.

Con l’obiettivo di favorire un più rapido accesso alle informazioni, rendendo più semplici e agevoli per i cittadini gli adempimenti fiscali, è stata lanciata online una nuova versione di “Situazione debitoria – consulta e paga” dell’Agenzia dell’Entrate, grazie a cui verificare in pochi clic eventuali somme dovute, cartelle aperte e avvisi ancora da saldare.

L’aggiornamento di questo servizio, pensato per rendere più accessibili le informazioni e migliorare l’esperienza di utilizzo, offre una visualizzazione dei dati più semplice e dettagliata, una navigazione più immediata e un unico riepilogo generale che riunisce i documenti intestati allo stesso contribuente in tutti gli ambiti provinciali.

Come vedere se ho debiti con l'Agenzia delle Entrate?
Come si accede al servizio “Situazione debitoria – Consulta e paga”
Dove vedere le multe dell'Agenzia delle Entrate?
Quali cartelle si annullano automaticamente nel 2026?
Come vedere tutti i propri debiti?
Come vedere se ho debiti con l'Agenzia delle Entrate?
Sapere con precisione se si hanno debiti fiscali pendenti è diventato molto più semplice grazie al nuovo servizio online “Situazione debitoria - consulta e paga”, messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione e accessibile con identità digitale.

Come fare a conoscere la propria posizione debitoria? A ve**re in aiuto è proprio questo strumento digitale, pensato per aiutare cittadini e imprese a verificare in pochi minuti e in modo semplificato e più chiaro la propria situazione, permettendo in particolare di:

consultare e scaricare la situazione debitoria personale, aggiornata a partire dall’anno 2000, con l’elenco dei documenti a debito e quello dei documenti saldati;
verificare le procedure attive;
visualizzare e monitorare i piani di rateizzazione e di definizione agevolata;
consultare il dettaglio di ciascun atto;
procedere al pagamento direttamente online.
Con un semplice clic, sarà possibile richiedere un documento molto importante, che sarà reso disponibile entro le 24 ore successive e si tratta del nuovo prospetto di sintesi della situazione debitoria, contenente una serie di preziose informazioni per il contribuente:

numero e tipo di documento;
ente creditore;
data di notifica;
carico affidato;
importo oggetto di sgravio, o già pagato oppure oggetto di stralcio e/o di definizione agevolata;
il residuo carico;
interessi di mora, somme aggiuntive e interessi di rateizzazione;
oneri, diritti e quote;
importo sospeso;
totale residuo al netto dell’importo sospeso;
rateizzazioni;
procedure attive e definizione agevolata.

Come si accede al servizio “Situazione debitoria – Consulta e paga”
Chi vuole una panoramica completa sulla propria situazione, ha la possibilità di controllare se risultano debiti a proprio carico, accedendo al nuovo servizio online. Si può verificare la situazione debitoria con l’Agenzia delle Entrate tramite Spid, accedendo all’area riservata, dalla quale si approderà alla pagina principale in cui si trova il box del servizio “Situazione debitoria – consulta e paga”.

Per professionisti e imprese è possibile utilizzare anche le credenziali dell'Agenzia delle Entrate, mentre intermediari fiscali abilitati a Entratel potranno autenticarsi tramite EquiPro, l’area a loro riservata. Dopo l’accesso alla sezione “Situazione debitoria – consulta e paga”, tramite il menu a tendina si dovrà indicare se si vuole operare per conto proprio o per una persona rappresentata o da cui è stata ricevuta delega.

Successivamente andrà verificato in quali province risultano presenti atti, scegliendo se visualizzare quelli ancora da pagare oppure quelli già estinti. Nella stessa area, oltre all’elenco dei documenti pendenti o già saldati, sarà possibile consultare anche, in base al codice fiscale e alla provincia selezionata, i dati relativi a procedure in corso, ai piani di rateizzazione della situazione debitoria con l’Agenzia delle Entrate e alle pratiche collegate alla definizione agevolata.

Dove vedere le multe dell'Agenzia delle Entrate?
Non esistono in realtà delle multe emesse dall’Agenzia delle Entrate, che però può riscuotere somme richieste da Comuni, Prefetture o altri enti. Per questo motivo, se una multa non è stata pagata nei tempi previsti e viene affidata alla riscossione, comparirà nella relativa sezione del portale.

Per controllare la situazione debitoria con l’Agenzia delle Entrate per le multe, bisogna accedere all’area riservata del sito e aprire la sezione “Situazione debitoria – consulta e paga”. Da lì si seleziona la propria posizione personale, oppure quella di un soggetto per cui si ha delega, e si verifica se risultano carichi affidati alla riscossione, comprese eventuali sanzioni stradali non pagate.

Quali cartelle si annullano automaticamente nel 2026?
Il Testo Unico della Riscossione prevede importanti novità per le cartelle esattoriali proprio a partire da quest’anno. Secondo quanto previsto dall’articolo 211 del Decreto Legislativo n. 33 del 24 marzo 2025, dall’1 gennaio 2026 è entrato in vigore il cosiddetto discarico automatico delle cartelle esattoriali inesigibili, ma questo non implica una cancellazione automatica di tutti i debiti dopo 5 anni.

In pratica, se l’Agenzia Entrate-Riscossione non riesce a recuperare il credito entro il quinto anno successivo all’affidamento, il carico può essere restituito automaticamente all’ente creditore. Il discarico automatico, quindi, riguarda il rapporto tra riscossore ed ente creditore. La cancellazione del debito verso il contribuente non è automatica in tutti i casi: dipende dalla decisione dell’ente e dalla natura del tributo/sanzione.

Come vedere tutti i propri debiti?
Per conoscere tutti i propri debiti, è necessario consultare le banche dati ufficiali utilizzando SPID, CIE o CNS. Per la situazione debitoria complessiva con l’Agenzia delle Entrate si deve accedere al sito per cartelle esattoriali e tributi, utilizzando il servizio “Situazione debitoria – Consulta e paga”.

Serve, invece, la richiesta della visura alla Centrale Rischi (CRIF o Banca d'Italia) per finanziamenti, mutui e prestiti bancari attivi, estinti o in ritardo di pagamento. Per i debiti con l’INPS si può accedere al portale dell’ente, nell'area "MyINPS" o "Servizi per il cittadino/Impresa" per verificare contributi non versati o altre pendenze. Infine, è possibile effettuare una visura protesti per verificare la presenza di assegni o cambiali protestati, consultabile presso le Camere di Commercio o online.

Indirizzo

Via Volta 32
Monza
20900

Orario di apertura

Lunedì 09:30 - 12:00
15:00 - 18:30
Martedì 09:00 - 12:00
15:00 - 18:30
Mercoledì 09:00 - 12:00
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Giovedì 09:00 - 12:00
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Venerdì 09:00 - 12:00
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Telefono

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