02/11/2019
HALLOWEEN e L’ANEME DI MUERTE
L’usanza di festeggiare Halloween da alcuni anni ha contagiato l’Italia e anche Noci, che in fatto di mode non vuole essere seconda a nessuno, si è subito adeguata. Così, tra l’altro, la sera del 31 ottobre gruppi di ragazzini mascherati si aggirano per il paese bussando alle case dicendo: “Dolcetto o scherzetto!”, ovvero “Trick or treat!”. Chi apre la porta offre dolci o dispensa rimproveri per il disturbo subìto.
La globalizzazione, il consumismo e, diciamolo, una certa sudditanza culturale hanno imposto una festa estranea alle nostre tradizioni. Anche se forse del tutto estranea non è. La parola Halloween ha origine anglosassone e deriva dalla frase “All Hallows eve”, cioè la vigilia di tutti i Santi, ricorrenza che nel quinto secolo avanti Cristo nell’Irlanda celtica coincideva con la fine dell’estate. Secondo i Celti le anime dei morti tornavano indietro la notte del 31 ottobre in cerca di un corpo da possedere. Per far scappare gli spiriti gli abitanti rendevano le case inospitali e si travestivano da mostri. Halloween venne portata negli USA intorno al 1840 da emigranti irlandesi che fuggivano dalla carestia e, dopo aver subito altre contaminazioni di origini diverse, continua ad essere festeggiata. Simbolo di Halloween, mutuato anch’esso da tradizioni europee, è la zucca con dentro una candela: la sua luce dovrebbe servire a illuminare la notte e tenere lontano gli spiriti maligni.
Noci ha una antica tradizione in qualche modo simile a quella di Halloween, alla quale si sta sovrapponendo, in verità con una certa confusione e con il rischio di creare un ibrido: L’aneme di muerte.
La sera del 2 novembre bambini e ragazzi, vestiti con lunghe vesti scure, fazzoletti e bastoni, vanno a bussare di casa in casa per chiedere offerte per le anime dei morti. Si rinnova così un antico e preciso rituale. Alla domanda degli abitanti: “Chi e?”. I “simulacri viventi delle anime dei trapassati” (come li aveva definiti il poeta nocese Pino De Grazia) rispondono: “L’aneme di muerte, damme ‘na cose!”. A questo punto o la porta si apre e una mano caritatevole fa dono di alimenti, di solito dolciumi, oppure una voce risponde: “Agghie pésce”. Una variante al dialogo tra i piccoli postulatori e i potenziali donatori, che si tramanda a mo’ di filastrocca, è la seguente:
- “Ci è?”
- “L’aneme di muerte, o’ ditte mammé ma dé na fiche?”
- “Adòvve l’a’ mette?”
- “Jind’o’ veddìche”.
Una volta le offerte erano costituisce soltanto da frutti: fichi secchi, melagrane, noci, castagne,… A tal proposito è commovente vedere ancora anziani offrire frutta di stagione convinti che il tempo nella tradizione non passi mai!
Questa antica usanza del 2 novembre ravviva il ricordo dei congiunti scomparsi; l’offerta fatta ai bambini diventa un suffragio per l’anima di tutti i defunti. La convinzione che i morti non ci hanno abbandonato del tutto e che ogni tanto possono godere di “licenze” è avvalorata dalla circostanza che in alcune famiglie si usava (e forse si usa ancora) lasciare la tavola imbandita per tutta la notte perché le anime dei defunti potessero tornare a sedere alla mensa che in vita avevano condiviso con i propri cari.
A chiusura di questi brevi note una domanda sorge spontanea: Avevamo L’aneme di muerte, era proprio necessario adottare Halloween? A voi l’ardua sentenza! (G.B.)
Halloween Noci ce l’aveva già / (G.B.), “Fax”, a. 11, n. 43, 5 novembre 2005, Edizione Noci, p. 10;
Foto di Antonio De Leonardis, tratta dal NociGazzettino