21/10/2026
Era il 18 dicembre del 2025. Non è trascorso neanche un anno da quando ho iniziato a scrivere pagine di un libro che, molto probabilmente, non finirà mai, oppure, è già terminato da tempo.
PROLOGO
“Per anni ho guardato questo paese da lontano.
Non lo vedevo ogni giorno, eppure mi viveva dentro come una nota continua, un filo teso tra ciò che ero stata e ciò che avrei potuto ancora diventare.
C’erano giorni in cui il ricordo di Petacciato mi appariva come una fotografia sfocata; altri in cui bastava un odore, un accento, un raggio di sole simile a quelli di qui per farmi desiderare un ritorno che non avevo il coraggio di pronunciare.
Il tempo, però, ha una sua dolce testardaggine.
E mentre gli anni scorrevano, i legami con questa terra si facevano più lenti, più fragili, più preziosi.
I miei genitori, ormai anziani, erano rimasti l’ultimo ponte vivo con questo territorio meraviglioso… e la consapevolezza che quel ponte potesse spezzarsi mi ha costretta a guardare dentro, come non avevo mai fatto davvero.
Così ho compreso qualcosa che avevo sempre saputo, senza mai dirlo ad alta voce: tornare non era una resa. Era un atto d’amore.
E in quell’amore, quasi all’improvviso, è nata una domanda: se tornassi davvero, cosa potrei costruire?
Non qualcosa per me soltanto, ma qualcosa che rendesse questo legame più forte, che custodisse la memoria di ciò che eravamo e aprisse una strada a ciò che potremmo diventare.
Una casa per chi arriva, un rifugio per chi resta, un’idea per chi sogna.
Un luogo capace di dire ai giovani (e anche ai meno giovani) che sì, si può fare.
Che si può reinventare il proprio futuro.
Che si può creare bellezza a partire da un piccolo paese, da un’intuizione, da un tavolo, da un gesto gentile.
Che non serve un grande palcoscenico per accendere la vita: spesso basta una stanza, un’idea chiara e il coraggio di cominciare.
Così è iniziato tutto.
Da uno sguardo da lontano.
Da un desiderio semplice e testardo: tornare per ricominciare.
Il mio racconto, il perché di tutto questo… uno sguardo da lontano.”
Prologo, dal libro 𝑄𝑢𝑒𝑙 𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑜 𝑐ℎ𝑒 ℎ𝑜 𝑠𝑐𝑒𝑙𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑟𝑒𝑠𝑡𝑎𝑟𝑒 di Elisabetta Candeloro
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𝐍𝐨𝐧 𝐩𝐚𝐫𝐥𝐨 𝐝𝐢 𝐞𝐫𝐨𝐢.
𝐏𝐚𝐫𝐥𝐨 𝐝𝐢 𝐜𝐡𝐢 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐦𝐢𝐧𝐜𝐢𝐚, 𝐝𝐢 𝐜𝐡𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐦𝐞𝐭𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐬𝐨𝐠𝐧𝐚𝐫𝐞.
𝐅𝐨𝐫𝐬𝐞 𝐝𝐢 𝐭𝐞.
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