SIMONCINI STUDIO IMMOBILIARE TORINO

SIMONCINI STUDIO IMMOBILIARE TORINO Studio esistente da quattro generazioni, al vostro servizio per qualsiasi tipologia di immobile.

Ufficio esistente a Torino da quattro generazioni, operiamo sul mercato solo su incarichi esclusivi, abbiamo clientela di livello e operiamo su quasi tutti i tipi di immobili, anche se il nostro settore principale è il residenziale. Our premises are passed on from four generations of family members to the next. Our main field is redicencial but we are working with almost all kind of estates all on a selected customer range basis and on sole assigment only.

08/09/2026
In Svezia hanno addestrato le cornacchiea raccogliere mozziconi di sigaretta.E ha funzionato. 🐦‍⬛Il sistema è semplice: ...
09/07/2026

In Svezia hanno addestrato le cornacchie
a raccogliere mozziconi di sigaretta.
E ha funzionato. 🐦‍⬛
Il sistema è semplice: la cornacchia raccoglie
un mozzicone, lo deposita in un distributore
apposito e riceve del cibo in cambio.
Più raccoglie, più mangia.
La scelta è caduta sulle cornacchie per un motivo preciso: sono tra gli uccelli più intelligenti che la scienza abbia studiato.
Imparano per osservazione: una individua
il meccanismo, le altre lo replicano.
La conoscenza si diffonde nel gruppo
senza alcun intervento umano.
Il progetto (Corvid Cleaning, pilota in Svezia)
stima una riduzione fino al 75% dei costi
di raccolta dei mozziconi rispetto ai metodi
tradizionali — secondo le stime interne
del programma.
I mozziconi rappresentano oltre la metà
dei rifiuti urbani raccolti nelle città europee.
Sono piccoli, difficili da raccogliere,
e persistono nell'ambiente per anni.
La cornacchia grigia (Corvus cornix) —
la cornacchia delle nostre città italiane —
è la stessa famiglia. Stessa intelligenza.
Stesso potenziale.
Un uc***lo che già vive tra noi,
e che probabilmente ci osserva
molto più di quanto osserviamo noi lui.

(Dal web)

Un parcheggio è quasi sempre una distesa di asfalto: pratica, ma d'estate rovente, e quando piove butta tutta l'acqua sp...
08/07/2026

Un parcheggio è quasi sempre una distesa di asfalto: pratica, ma d'estate rovente, e quando piove butta tutta l'acqua sporca in fogna.

Lo stesso parcheggio — con pavimentazione drenante, grigliati erbosi e qualche albero — tiene gli stessi posti auto, ma resta più fresco, beve la pioggia e la ripulisce.

Perché l'asfalto del parcheggio scotta e inquina:
Una grande superficie nera assorbe il sole: d'estate può superare i 50°C.

E l'acqua piovana, scorrendo sull'asfalto, si porta dietro oli, metalli e residui delle auto, finendo dritta in fogna e nei fiumi.

Perché il parcheggio permeabile funziona meglio:
Sostituendo l'asfalto con grigliati erbosi, masselli a fughe larghe o calcestruzzo drenante, l'acqua passa attraverso la superficie, viene filtrata dallo strato di ghiaia e terreno sotto — che trattiene gli inquinanti — e ricarica la falda.

E con l'erba e l'ombra degli alberi la superficie resta molto più fresca: un prato è anche 20°C meno caldo dell'asfalto.

Tre benefici insieme:
Frescura — erba e ombra al posto della piastra nera.
Acqua — la pioggia si infiltra e si ripulisce invece di intasare le fogne.
Vita — le fughe inerbite e gli alberi riportano verde e insetti dove c'erano solo lastre.

In Italia è sempre più la norma:
Molte regioni e comuni chiedono ormai l'"invarianza idraulica" — un parcheggio nuovo non deve scaricare più acqua di prima — e riconoscono i grigliati erbosi come superficie permeabile.

La Città Metropolitana di Milano ha perfino un "abaco" delle pavimentazioni permeabili per adattarsi al caldo e alle piogge.

Un'avvertenza onesta: i grigliati erbosi rendono al meglio nei parcheggi usati poco, e vanno puliti ogni tanto per non intasarsi — ma un albero ogni pochi posti auto è ciò che rinfresca di più.

Stessi posti auto, senza la piastra rovente.

(Dal web)

Un parcheggio in asfalto nero raggiunge i 55–60°C in superficie a luglio. Irradia quel calore nel quartiere fino dopo la...
04/07/2026

Un parcheggio in asfalto nero raggiunge i 55–60°C in superficie a luglio. Irradia quel calore nel quartiere fino dopo la mezzanotte — e trasforma ogni pioggia in un sovraccarico per la rete fognaria.

Lo stesso spazio con rivestimento permeabile e alberature lavora in senso opposto, senza costi operativi aggiuntivi. 🌿

I dati:
Riduzione della temperatura superficiale fino a 25°C rispetto all'asfalto convenzionale.
70–90% delle acque piovane infiltrate nel suolo invece di sovraccaricare la rete.
3–5°C in meno nell'aria del perimetro nelle ore più calde.
Ricarica della falda freatica urbana.

Le soluzioni:
Pavimentazione permeabile o calcestruzzo drenante — 35–70 €/m². In clima mediterraneo italiano, dura più dell'asfalto convenzionale: assenza di cicli gelo-disgelo estremi.
Sistemi cellulari vegetalizzati — riduzione termica e infiltrazione massime.
Bagolaro (*Celtis australis*) e Gleditsia inerme (*Gleditsia triacanthos* 'Inermis') — le due specie più resistenti al calore e al costipamento del suolo in ambiente urbano italiano. Ombra diretta sui veicoli, superficie fino a 20°C più fresca sotto la chioma.

In Italia, secondo ISPRA, oltre 70 km² di suolo vengono impermeabilizzati ogni anno. I piani urbanistici post-PNRR includono criteri di permeabilità per le superfici di sosta pubbliche — la maggior parte dei parcheggi esistenti non soddisfa ancora questi criteri.

Il parcheggio in basso nella foto non ha meno posti auto. Ha meno asfalto. 🌱

(Dal web)

I piedi degli alberi soffocati sotto cemento o griglie metalliche, lungo tante strade italiane, sembrano arredo urbano. ...
02/07/2026

I piedi degli alberi soffocati sotto cemento o griglie metalliche, lungo tante strade italiane, sembrano arredo urbano. In realtà sono un sarcofago termico — e accorciano la vita dell'albero di decenni.

🌳 Nell'immagine, lo stesso piede d'albero in due versioni. Quello che la foto non mostra è il dramma che avviene sotto:

Il problema è invisibile, sottoterra. La lastra impermeabile blocca lo scambio di gas tra il suolo e l'aria. Le radici superficiali — che normalmente captano gran parte dell'ossigeno di cui l'albero ha bisogno — si asfissiano lentamente. In più, in estate quella superficie raggiunge temperature altissime e l'acqua piovana finisce nei tombini invece di nutrire l'albero.

La conseguenza che diamo la colpa all'albero. Soffocando, l'albero reagisce emettendo radici di superficie che sollevano e crepano le lastre vicine. Lo chiamiamo albero "invadente" e lo abbattiamo — ma è solo un albero che cerca di respirare. Il danno l'abbiamo creato noi sigillando il suolo.

Cosa cambia con un piede d'albero vegetalizzato. Dove si rimuove il rivestimento e si ripianta la base con coprisuolo adatti, l'albero torna a essere un albero: le radici respirano, l'acqua si infiltra, i lombrichi ricolonizzano i primi centimetri, gli insetti tornano. E i passanti rispettano la fossa, perché sembra un piccolo giardino e non un posacenere.

Come si fa, in pratica:
— Rimuovi il rivestimento impermeabile su un cerchio di 1,5–2 metri attorno al tronco.
— Decompatta delicatamente il suolo per una trentina di cm, senza tagliare le radici strutturali.
— Aggiungi qualche centimetro di pacciamatura.
— Pianta una decina di coprisuolo resistenti all'ombra e al calpestio leggero.

Cinque specie che chiudono la fossa in una stagione: geranio macrorrizo, waldsteinia, pachysandra, liriope e heuchera.

La posta in gioco è enorme — un albero urbano in fossa sigillata vive spesso 15–20 anni, contro gli 80–150 della stessa specie in piena terra. Su un intero viale, e su decenni, la differenza in alberi persi e in costi di sostituzione è semplicemente enorme. 💧

(Dal web)

Ci sono città che tolgono l'asfalto per far tornare la terra.Per decenni abbiamo coperto le città di asfalto e cemento: ...
01/07/2026

Ci sono città che tolgono l'asfalto per far tornare la terra.

Per decenni abbiamo coperto le città di asfalto e cemento: piazze, cortili, parcheggi.

In Italia il suolo "sigillato" ha superato i 21.000 km², il 7% del Paese, contro una media europea del 4,4% — e ogni secondo se ne impermeabilizzano altri due metri quadrati e mezzo.

Sotto quel grigio la terra non respira più: l'acqua non entra e il calore si accumula.

Le conseguenze le vediamo ogni anno.

Quando piove forte l'acqua scivola via tutta insieme e allaga strade e scantinati; d'estate l'asfalto trattiene il calore e crea "isole di calore" che rendono i quartieri roventi.

L'ISPRA stima che la perdita di suolo ci costi tra gli 8 e i 10 miliardi di euro all'anno.

La risposta non è sempre costruire di più: a volte è togliere.
Si chiama depaving, o depavimentazione: si rimuove l'asfalto inutile — un cortile, un parcheggio dismesso, una piazza grigia — e si restituisce terreno permeabile e verde. Il suolo torna ad assorbire la pioggia come una spugna, gli alberi fanno ombra e rinfrescano con l'evaporazione, tornano piante e insetti.

Non è un'idea astratta.

Nasce a Portland nel 2008 e si è diffusa nel mondo: nei Paesi Bassi si fanno vere e proprie gare cittadine per "scollare le piastrelle", Bruxelles e Parigi de-impermeabilizzano i cortili delle scuole.

Anche in Italia si muove qualcosa: Genova è tra le prime città ad adottarlo ufficialmente, Padova ha de-pavimentato una piazza, e molti progetti partono proprio dai cortili scolastici.

Non tutto ciò che è coperto deve restare coperto. A volte la cosa più moderna che una città può fare è ridare un po' di terra al cielo.



(Dal web)

Questo è lo studio dell'artista ed editore italiano Ezio Gribaudo a Torino, progettato nel 1974 dall'architetto Andrea B...
19/06/2026

Questo è lo studio dell'artista ed editore italiano Ezio Gribaudo a Torino, progettato nel 1974 dall'architetto Andrea Bruno.
La sua caratteristica più famosa è la sinuosa scala in legno, dove gli spazi tra i gradini si raddoppiano come ripiani per libri, opere d'arte e materiale d'archivio.

Gribaudo ha lavorato in questo studio dal 1976 al 2022, circondato da libri, stampe, oggetti e opere d'arte che hanno plasmato il suo mondo creativo.

A pochi chilometri da Biella c'è un paesaggio che non assomiglia all'Italia. Non assomiglia a niente che conosci.750 ett...
07/04/2026

A pochi chilometri da Biella c'è un paesaggio che non assomiglia all'Italia. Non assomiglia a niente che conosci.

750 ettari di cumuli di ciottoli, alti fino a 10 metri, disposti in file silenziose per 8 chilometri. Nessun albero quando li hanno costruiti. Nessun segno umano — solo quella geometria strana, ripetuta all'infinito.

Si chiama la Bessa. E no, non è un fenomeno naturale.

Siamo tra Borriana, Cerrione, Mongrando e Zubiena, in pieno Piemonte. Qui, tra il II e il I secolo a.C., i Romani montarono la più grande operazione di estrazione aurifera dell'età repubblicana in Europa. Durò circa un secolo. Coinvolse migliaia di lavoratori. Fu gestita da pubblicani — imprenditori privati sotto contratto con Roma — e sorvegliata da un funzionario imperiale, il Procurator metallorum.

Il metodo era brutale nella sua semplicità: si lavavano i ciottoli alluvionali del Anfiteatro Morenico d'Ivrea, depositati dai ghiacciai valdostani in un milione di anni, per separare le pepite d'oro. Ogni ciottolo lavato veniva buttato. Uno per uno. Per un secolo.

Quello che vedi oggi — quelle montagne di sassi — non è un cantiere, non è un sito archeologico nel senso classico. Sono gli scarti. Il materiale di scarto di un'industria durata cento anni.

Plinio il Vecchio e Strabone la citarono nelle loro opere. All'epoca era già leggendaria. Nel 1997, durante scavi nell'area, è emersa una stele unica che descriveva nel dettaglio il sistema di coltivazione della miniera — un documento senza paralleli nel mondo romano.

Nel 1985 la Regione Piemonte l'ha trasformata in Riserva Naturale Speciale. Oggi ci crescono licheni, mu**hi, vegetazione spontanea. Gli stessi cumuli che sembravano una cicatrice permanente si sono ricoperti di vita.

I Romani non ci hanno lasciato solo il Colosseo e gli acquedotti. Ci hanno lasciato anche questo: 750 ettari di sassi scartati, il cantiere più grande che abbiano mai abbandonato — e nessuno ne parla.

In breve:
La Bessa, vicino a Biella, è la più grande miniera aurifera romana dell'età repubblicana in Europa: 750 ettari di scarti di lavorazione.
I Romani estraevano oro dai ciottoli alluvionali tra il II e il I secolo a.C., per circa un secolo.
Plinio il Vecchio e Strabone la citarono. Oggi è una Riserva Naturale Speciale della Regione Piemonte.

Torino, via Garibaldi anni 60/70
16/03/2026

Torino, via Garibaldi anni 60/70

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