02/05/2026
In Italia 10mila nuovi malati e 7mila morti ogni anno. Giornata mondiale delle vittime dell'amianto: le bonifiche nel nostro Paese procedono a rilento.
Si nasconde ovunque: dalle tubature dell'acqua ai rivestimenti di tetti e garage, dalle scuole alle palestre fino agli ospedali, passando per moltissime abitazioni private. L’amianto è un killer silenzioso che ogni anno in Italia miete circa settemila vittime e provoca diecimila nuovi casi di malattie asbesto-correlate a cominciare da mesotelioma pleurico, cancro ai polmoni e altri tumori che si sviluppano come conseguenza di un'esposizione prolungata a questo minerale, il cui impiego è stato bandito nel nostro Paese da oltre 30 anni. Ma le bonifiche vanno a rilento e quanto sia grande il pericolo per le persone è dimostrato dal fatto che resta stabile il numero sia dei decessi sia di nuovi casi registrati: «La stabilità dei numeri dimostra che non siamo di fronte a un problema risolto, ma a una crisi sanitaria ancora in corso - sottolinea l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell'Osservatorio nazionale amianto, in occasione della Giornata mondiale vittime dell’amianto che si celebra il 28 aprile -.
L’amianto continua a essere presente nei luoghi della vita quotidiana e continua a causare malattie e morti. Serve un piano straordinario di rimozione, capillare e strutturato, che coinvolga tutto il territorio nazionale e metta al centro la tutela della salute pubblica».
Mesotelioma e altri tumori causati dall'amianto
L'impiego (inteso come estrazione, importazione, esportazione, commercializzazione e produzione) dell'amianto (o asbesto) nel nostro Paese è vietato dal 1992. Il minerale è catalogato ufficialmente come cancerogeno dall'Organizzazione mondiale di sanità perché l'inalazione di fibre può causare mesotelioma e tumori del polmone, della laringe e dell’ovaio. Il mesotelioma è un tumore particolarmente aggressivo che colpisce il mesotelio, una membrana fibrosa che riveste vari organi e strutture tra cui i polmoni e la parte interna della gabbia toracica (pleura), il cuore (pericardio), l’intestino (peritoneo) e i testicoli. Si tratta di una neoplasia ancora molto difficile da curare, con una prognosi spesso sfavorevole, anche se oggi la ricerca ha fatto progressi grazie all’arrivo dell’immunoterapia, che appare più efficace della chemioterapia. Sono all’incirca duemila i nuovi casi di mesotelioma diagnosticati ogni anno in Italia e ad ammalarsi sono soprattutto le persone che hanno lavorato nei settori della produzione di manufatti in cemento-amianto (Eternit), della cantieristica navale, dell'edilizia e dei rotabili ferroviari, dove sono impiegati soprattutto gli uomini (motivo per cui i pazienti sono in gran parte maschi).
Amianto ancora troppo diffuso
I dati diffusi dall'Osservatorio nazionale amianto in occasione della Giornata indicano nel nostro Paese circa 2.000 decessi annui per mesotelioma, oltre 3.800 per tumore al polmone, circa 500 per asbestosi, mentre il restante numero (per arrivare al totale di 7mila morti all'anno) riguarda altre patologie correlate, tra cui tumori del tratto gastrointestinale e dell'ovaio. «L’amianto non è un problema del passato, è una presenza ancora attuale e diffusa, un’emergenza silenziosa, ma ancora profondamente radicata nel nostro quotidiano - dice Bonanni -. Materiali contenenti amianto sono ancora oggi presenti nelle abitazioni, nelle scuole, negli ospedali, nelle biblioteche, nelle strutture sportive, così come in numerosi siti produttivi e contesti industriali. Una presenza che riguarda anche ambiti istituzionali e operativi, comprese le Forze armate (in particolare Marina, Esercito e Aeronautica), senza escludere altri corpi dello Stato. Una presenza invisibile ma pervasiva, che espone ancora oggi milioni di cittadini a un rischio concreto e quotidiano».
Le regioni più in pericolo
A livello territoriale, il fenomeno interessa in modo particolare le Regioni a maggiore industrializzazione: la Lombardia registra oltre 2.000 decessi l’anno, seguita da Piemonte (circa 1.000), Emilia-Romagna (circa 650), Liguria (oltre 600) e Lazio (circa 500). Se da un lato negli ultimi anni sono stati avviati interventi di bonifica, piani regionali e strumenti di supporto alla rimozione, con alcune realtà virtuose che si distinguono per impegno e capacità operativa e per l’impegno nella bonifica (come la Lombardia, che rappresenta il 33,2% del totale nazionale di amianto smaltito, e il Friuli Venezia Giulia, considerato un modello da seguire), dall’altro il dato più rilevante resta immutato: velocità e ritmo complessivo delle rimozioni sono insufficienti. Il nodo centrale è proprio questo, ricordano gli esperti: senza un’accelerazione concreta nelle bonifiche, l’emergenza amianto continuerà a produrre vittime per decenni.
Fonte: CORRIERE SALUTE