08/10/2024
Doveva succedere prima o poi. Lo percepivamo nell’aria dopo il clima avvelenato dell’ultimo mese.
Nel pomeriggio di ieri ci arriva la segnalazione di un ragazzo che, passeggiando in una strada di campagna nei pressi di Castiglione d’Otranto, avrebbe assistito all’ “esecuzione di un lupo” e che avrebbe documentato tutto sulla propria pagina Facebook (con varie foto, tra cui quella che vedete). Visioniamo il materiale, ci sembra attendibile e allertiamo subito i carabinieri forestali di Tricase. Durante il sopralluogo l’uomo che ha sparato ha probabilmente trafugato il corpo, perché dell’esemplare non c’era più traccia. Erano rimasti però i bossoli, tracce di pelo e sangue. Per questo abbiamo provveduto al prelievo del materiale che sarà analizzato.
Se sarà un esemplare di lupo la posizione di chi ha sparato (la cui identificazione è ancora in corso) si aggraverebbe sotto il profilo penale.
Ancora non sappiamo se si tratti di un lupo italico o di un altro canide ma una cosa è certa dalle prime ricostruzioni: l’uomo ha sparato perché era convinto di aver avvistato un lupo. Un’altra cosa è certa: lupo o cane, il gesto è di una gravità estremamente preoccupante.
Teniamo a sottolineare che l’atto in questione è bracconaggio e non deve essere confuso con la regolare e legittima attività che svolgono i cacciatori. Con le associazioni che li rappresentano abbiamo avviato, a inizio progetto, un tavolo tecnico per instaurare una fattiva collaborazione.
Allo stesso tempo evidenziamo che da un mese a questa parte è iniziata una campagna di odio verso questa specie, ricordiamo “rigorosamente protetta”, da parta di singoli cacciatori e di dirigenti di enti caccia con commenti pubblici (di cui abbiamo prova documentata) che hanno alzato la tensione, così come una massiccia campagna di psicosi e disinformazione, anche tramite media, è partita da alcuni privati cittadini e paradossalmente da un'associazione animalista del territorio.
In quest’ultimo mese abbiamo raccolto una imponente documentazione di commenti pubblici che istigano alla violenza e all’illegalità e che sottoporremo all’autorità giudiziaria. Un clima che non solo minaccia l'esistenza della fauna selvatica sotto tutela ma anche dei canidi vaganti sul territorio e la stessa incolumità pubblica.
Chiediamo per l’ennesima volta a tutti, specialmente a chi riveste ruoli di rappresentanza associativa, di attuare una comunicazione pulita, di abbassare la tensione, soprattutto nel linguaggio pubblico.
Comprendiamo che la gestione di un grande predatore sul territorio non sia un compito semplice e che possa provocare disagi. Ma è solo lungo la strada della collaborazione, del dialogo, della corretta informazione, del rispetto dei ruoli che riusciremo a instaurare una gestione efficace di questa specie.