16/02/2023
Emma Ruzzon, 23 anni, è la Presidente del Consiglio delle studentesse e degli studenti dell’Università di Padova.
Ieri è salita sul podio dell’Aula Magna durante l’inaugurazione dell’anno accademico e ha staccato uno dei discorsi più potenti, complessi e politici – autenticamente politici – sul tema della salute mentale dei giovani, della società della performance, del diritto allo studio che siano stati pronunciati negli ultimi anni.
È lungo, ma leggetelo tutto, fino in fondo, fatevi questo regalo. Se solo la politica avesse un decimo della lucidità e un centesimo della visione di questa giovane donna, questo sarebbe davvero un Paese civile.
«20 anni, è il più giovane laureato d’Italia».
«Studente trovato morto, da mesi non dava esami».
«Gemelli laureati insieme. Il segreto? “Una sana competizione”» .
«Si suicida all’università: aveva mentito alla famiglia, gli esami erano inventati».
«23 anni è medico. “Per me il sonno è tempo perso”».
«Cinque lauree in sei anni. Studente dei record racconta il suo metodo geniale».
«Studentessa di 19 anni si suicida nella sua Università. “La mia vita è un fallimento”».
Credo siano evidenti a tutti le profonde contraddizioni della narrazione mediatica intorno al percorso universitario. Ci viene restituito il quadro di una realtà che fa male. Celebrate eccellenze straordinarie facendoci credere che debbano essere ordinarie, facendoci credere che siano normali.
Sentiamo il peso di aspettative asfissianti che non tengono in considerazione il bisogno umano di procedere con i propri tempi, nei propri modi. Siamo stanchi di piangere i nostri coetanei e vogliamo che tutte le forze politiche presenti si mettano a disposizione per capire, insieme a noi, come attivarsi per rispondere a questa emergenza, ma serve il coraggio di mettere in discussione l’intero sistema merito-centrico e competitivo.
Con quale coraggio possiamo ascoltare il bisogno umano di rallentare? Ci viene insegnato che fermarsi significa deludere delle aspettative, sociali e molto spesso familiari. Fermarsi vuol dire rimanere indietro. Ma quand’è che studiare è diventato una gara? Da quando formarsi è diventato secondario rispetto al performare? Tutto quello che sappiamo è che una vita bella, una vita dignitosa, non ci spetta di diritto, ma è qualcosa che ci dobbiamo meritare. Notoriamente il merito è inteso quale fattore garante di un percorso equo per tutti, capace di appianare ogni differenza, in nome di un impegno personale che viene riconosciuto e premiato. Quindi il mancato raggiungimento di un risultato è da attribuirsi esclusivamente alla colpa del singolo di non essersi “impegnato abbastanza”. Ricordiamoci però che molti degli ostacoli che incontriamo nel nostro percorso accademico sono strutturali e sono, per esempio, non potersi permettere una casa da fuori sede, non poter frequentare le lezioni, non avere una borsa di studio, ed è codardo che si deleghi al singolo studente la responsabilità di trovare un modo per arrivare alla fine del percorso indenne, superando degli ostacoli che è compito delle istituzioni rimuovere.
Quest’anno a Padova 2.426 studentesse e studenti avevano diritto a ricevere una Borsa di Studio che non è mai stata erogata. Mi chiedo come si possa immaginare che vivano serenamente il loro percorso universitario quando la preoccupazione principale diventa come sostenersi economicamente. Come possano avere fiducia nel loro Ateneo, nella loro Regione, nel loro Stato, se vedono non rispettato un loro diritto costituzionale, quello di poter studiare. (…)
Non godere di un reale diritto allo studio pesa sul percorso universitario, così come insiste sulle nostre spalle la costante competizione corrosiva a cui siamo sottoposti e un ragionamento sul benessere psicologico ancora in fase embrionale, che non fornisce nemmeno a tutte le Università uno sportello di assistenza e ascolto, e che dove è presente lo vede sottofinanziato e di conseguenza mal funzionante. Vogliamo lo psicologo di base. Anche se sentiamo solo il contrario, ricordiamoci che non è una sessione o la nostra media a definire chi siamo, ricordiamoci che è legittimo chiedere aiuto e pretendere che ci siano delle strutture adeguate a darcelo. (…)
In questo contesto di precarietà ci viene richiesto di eccellere, con i mezzi a disposizione, qualunque essi siano, dentro e fuori l’Università. Sempre di più, sempre meglio, sempre più veloci, senza arrestarsi mai, nemmeno davanti alle difficoltà. Chi vuole può, giusto? Dobbiamo chiederci se è vero che tutti abbiamo la possibilità di arrivare ovunque e accettare che la risposta, per quanto possa fare paura, è no. Non finché mancherà la volontà politica di costruire una società priva di pregiudizi, attenta alle differenze, che livella le disuguaglianze. Ma noi ci troviamo davanti un Governo che sceglie deliberatamente di ignorare le grida di allarme dei suoi giovani, gli stessi che chiedono più fondi all’istruzione pubblica e che invece vedono in legge di bilancio aumentare il finanziamento alle private, oppure i giovani che disobbediscono civilmente e pacificamente per denunciare la catastrofe climatica e che hanno ricevuto poca attenzione sul contenuto, ma tanti commenti riguardo la sfumatura di arancione su quelle pareti.
La civiltà e la forza di uno Stato si misurano su come questo tratta chi è messo ai margini dalla società stessa: come osano mentire raccontandoci che non toccheranno il diritto all’aborto? Non avete paura di cosa ne sarà dopo i tre disegni di legge che lo mettono in discussione? Non vi indigna il silenzio delle istituzioni davanti agli 84 suicidi dei detenuti in carcere nel 2022? Oppure che, in questo momento, alla Camera si stia proponendo l’aberrante tentativo di legittimare l’omissione di soccorso? L’accanimento verso gli ultimi e il calpestamento dei diritti civili e sociali sono atteggiamenti che appartengono ad uno dei periodi più bui della storia del nostro Paese.
Ma dalle sue macerie è nata la nostra Costituzione, costruita sulle fondamenta della democrazia, dell’uguaglianza, della libertà e dell’antifascismo. Principi che oggi dobbiamo al coraggio ed al sacrificio delle giovani generazioni di allora, anche studenti come noi, che si schierarono con coraggio contro l’oppressione del regime. Lo stesso coraggio con cui l’Università di Padova ha ottenuto la medaglia d’oro al valore per il ruolo avuto nella Resistenza al Nazifascismo, che dobbiamo ricordare oggi con grande orgoglio: esattamente ottant’anni fa, nel 1943, l’allora Rettore Concetto Marchesi prendeva una posizione chiara: cacciava i fascisti dalla cerimonia di inaugurazione dell’Anno Accademico, in nome della Patavina Libertas. Questi continueranno ad essere i principi su cui si fonda il nostro Ateneo e, nel ribadirlo, vorrei concludere questo mio contributo rivolgendomi alla comunità studentesca: Il presente non è facile e altrettanto avere fiducia nel futuro. Forse la sfida più grande consiste nel non adeguarci al poco che ci viene concesso, pretendendo sempre di più. Possiamo esserne in grado solo mettendo da parte gli individualismi, in un’ottica di solidarietà, come disse Marchesi “Per la fede che ci illumina e per lo sdegno che ci accende”. Buon inizio dell’Anno Accademico.
Mi commuove sapere che esistono persone così, mi consola pensare che sono il futuro di questo Paese. Grazie Presidente Ruzzon.