18/03/2026
Ogni tanto qualche buona notizia. Ritirata la proposta di legge 2692/2025. Per chi non lo avesse sentito, anche se dubito visto quanto se ne è parlato, la suddetta norma era stata proposta dall'attuale governo, di cui non fatemi parlare a livello giurisprudenziale cosa sta combinando, perché a suo dire mirava " a dare più trasparenza alla gestione condominiale". Niente di più lontano dal vero. L'unica cosa che avrebbe fatto questa norma sarebbe stato settorizzare la natura accademica di chi avrebbe potuto accedere alla professione di amministratore, senza per altro migliorare in alcun modo il bagaglio formativo, lasciando tutte le altre criticità e difficoltà del mestiere intatte. In pratica si sarebbe agito sull'interprete della materia e non sulla materia stessa. In pratica se ci sono dei problemi con i macchinari e con i metodi di lavoro in fabbrica che rendono la fabbrica inefficente, sui quali appunto si dovrebbe agire, si preferisce invece dire che gli operai non erano abbastanza qualificati per saper fare bene il proprio lavoro. Potrebbe anche essere vero ma se non vengono dati i giusti strumenti non può essere certo colpa loro. La riforma 2692/2025 introduceva la possibilità di accesso alla professione soltanto a chi avesse conseguito almeno una triennale in giurisprudenza o in economia lasciando comunque intatto, per fortuna almeno quello, l'obbligo formativo presso un'associazione di categoria riconosciuta. Qual'era a mio avviso il vulnus di questa norma? Il fatto che la materia condominiale è una materia multidisciplinare, ovvero fatta di tante materie diverse che si intrecciano e si sovrappongono tra loro. Una forma mentis troppo indirizzata in un verso non permetterebbe di avere una visione di insieme ma piuttosto incastrerebbe l'amministratore in una figura davvero troppo standardizzata sia nei sui punti di forza che deboli. Per capirci, al momento, data la differenza di percorso accademico degli amministratori, ogni amministratore è più bravo in alcune aree della materia e meno in altre, creando quindi un professionista unico che può andare meglio per alcune realtà piuttosto che per altre grazie proprio al suo percorso formativo personale e la sua esperienza. Per esempio io sono molto forte sull'aspetto procedurale, normativo e contabile, meno sul lato tecnico che compenso affiancandomi di collaboratori molto bravi nei loro ambiti, eletticisti, idraulici muratori ecc. Mi è invece capitato di incontrare, al contrario, colleghi che avevano un tipo di percorso tale che li rendeva dei bravissimi tecnici ma avevano bisogno costantemente di un avvocato che li guidasse nei meandri normativi. Va bene così però, perché ciò permette una pluralità di visioni e di professionisti che arricchisce l'offerta per i clienti. In questa maniera i condòmini possono scegliere il professionista più adatto alle loro esigenze. Per concludere, è stato un bene per tutti che questa riforma non sia passata e mi auguro che se e quando un qualsiasi governo volesse davvero rimettere mano alla materia, non su chi ci lavora, abbia almeno l'umiltà e l'intelligenza di interpellare chi quella materia la vive da tanti anni come il sottoscritto che quest'anno celebra i suoi 15 anni di esperienza nel campo.