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15/08/2025

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04/08/2025

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28/07/2025

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Cominciamo insieme una nuova settimana dal... CASTELLO NORMANNO SVEVO, in Via Sette Martiri a Vibo Valentia.
Il Castello Normanno-Svevo sorge sulla collina che guarda il centro storico e il quartiere più antico della città di Vibo Valentia. Il Castello di Vibo è un'importante testimonianza della storia del territorio vibonese a partire dall’anno Mille. Edificato tra il 1070 ed il 1074 d.C. per volere di Ruggero il Normanno, che in questi lidi aveva condotto e accampato il suo esercito, il maniero era probabilmente una semplice fortificazione, costituita da una sola torre triangolare al centro di altre tre torri circolari. Nonostante i forti rimaneggiamenti ricevuti, il castello di Vibo Valentia conserva l'impianto normanno. Il castello fu ampliato ed in parte rifatto in epoca sveva da Matteo Marcofaba, governatore della Calabria incaricato da Federico II di ripopolare il borgo. A questo periodo risale certamente la torre poligonale, all'angolo nord-est del complesso, costruita in conci ben squadrati, dalle notevoli dimensioni e dalla disposizione ordinata, tecnica riscontrabile in altri castelli coevi, della Puglia soprattutto. Altre aggiunte e modifiche furono eseguite per volere dagli angioini, che dal 1277 vi insediarono una guarigione militare stabile. Quasi nulla si intravede dei restauri eseguiti dagli aragonesi, anche se un documento del 1494 a firma di Carlo d'Aragona menziona rifacimenti consistenti dell'impianto difensivo. Il castello di Vibo Valentia p***e la sua funzione difensiva, divenendo residenza nobiliare sotto Ettore Pignatelli nel 1501, avendo egli acquisito dagli spagnoli il privilegio di modificarlo a suo piacimento. Nei quasi tre secoli della loro signoria, i Pignatelli fecero modificare l'ingresso Sud, con una doppia porta con caditoia. Fu realizzato il portale occidentale, sormontato da una lapide in marmo recante lo stemma di famiglia.

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21/07/2025

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Cominciamo insieme una nuova settimana dal... PALAZZO GAGLIARDI, in Corso Umberto I a Vibo Valentia.
Voluto e costruito come sede deputata di rappresentanza per esaltare il tradizionale carattere di ospitalità della famiglia Gagliardi, che si segnala a Vibo Valentia a partire dal XVI secolo, per avere dato alla città numerosi sindaci. Palazzo Gagliardi è stato costruito su progetto del celebre architetto ed ingegnere militare Giovan Battista Vinci alla fine del XVIII secolo, sull’area occupata dalla Chiesa dei Santi Marco e Luca. Nel 1860 vi soggiornò Giuseppe Garibaldi (come ricordato dalla lapide in facciata). La posizione prescelta per la sua costruzione, in linea, lungo lo snodarsi in piano del Corso, nel passeggio panoramico del belvedere alberato a mezza costa, fa del Palazzo una presenza assolutamente strategica. Il progetto del Vinci anticipa, qui, le forme lineari e pratiche dell’800: l’edificio si sviluppa su tre piani rivestiti da mattoncini; al piano terra presenta delle paraste a bugnato liscio sulle quali corre una piccola cornice marcapiano, su cui si impostano le ghiere modanate contenenti le aperture del piano ammezzato. L’effetto di insieme è di una fuga di arcate simmetriche interrotte dal portone d’ingresso che immette in una corte centrale (da qui la definizione di palazzo di corte). I balconi sono retti da mensole a riccio. Il parapetto, tagliato longitudinalmente per fare defluire l’acqua, presenta una lavorazione “a giorno” con pilastrini nella parte centrale e, ai lati, è definito da due paraste terminanti con due mensole che, a loro volta, reggono la trabeazione.

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14/07/2025

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Cominciamo insieme una nuova settimana dalla... CHIESA DI SAN MICHELE ARCANGELO, in Via San Michele a Vibo Valentia.
La chiesa di San Michele Arcangelo rappresenta uno dei tesori dell’architettura rinascimentale più preziosi della regione. Il monumento, infatti, risale al 1519, quando fu realizzato sulle indicazioni di un architetto senese, Baldassarre Peruzzi; dopo la distruzione del terremoto catastrofico del XVIII secolo, subì dei lavori di ristrutturazione che modificarono l’architettura iniziale. Il campanile, a torre quadrata, è strutturato su tre ordini sovrapposti. Purtroppo dopo il terremoto non è stato possibile recuperare l’incantevole cupside. Lo spazio interno è organizzato su una navata unica, decorata con bassorilievi pregevoli con un’abside in stile barocco. Dell’antica struttura della chiesa precedente a quella realizzata nel 1559, secondo alcune testimonianze, rimane una cripta, ubicata sotto il pavimento e accessibile da un ingresso esterno alla chiesa. È probabile che la cripta sia stata realizzata nel periodo normanno o nell’epoca degli angioini, ma queste sono solo ipotesi, non essendovi documenti che lo attestino. Secondo le ipotesi degli studiosi, la cripta della chiesa di San Michele, sarebbe stata realizzata in concomitanza a un piccolo luogo di culto, noto come San Michele il Vecchio, andato distrutto per permettere la realizzazione dell’attuale chiesa.

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07/07/2025

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Cominciamo insieme una nuova settimana dalla... CHIESA DI SANTA MARIA MAGGIORE E SAN LEOLUCA, (o anche il “Duomo” per i vibonesi), in Piazza San Leoluca a Vibo Valentia.
L'attuale chiesa principale di Vibo Valentia sorge dove esisteva anticamente una cattedrale bizantina probabilmente del IX secolo, che venne fortemente danneggiata durante i terremoti del 1638 e 1659. Resa ormai pericolante e inagibile, fu colta l'occasione per un rinnovo definitivo, in termini di dimensioni e di gusto architettonico. Nel 1680 ebbero inizio i lavori di costruzione della nuova chiesa su progetto di Francesco Antonio Curatoli. Il progetto del Duomo nuovo era inizialmente più ampio, ma venne in seguito ridimensionato su pressione dei vicini padri domenicani per il fatto che il nuovo edificio, con la sua mole, avrebbe oscurato la loro chiesa. Il cantiere si protrasse per una quarantina d'anni e fu ultimato nel 1723, a un anno dalla morte del suo progettista. Appena costruita, la chiesa presentava al posto dell'attuale frontone una grande corona basilicale e vi era anche una cupola con lanterna. L'edificio venne consacrato nel 1766. Nel 1783, solamente diciassette anni dopo la consacrazione, un forte terremoto danneggiò la struttura, lesionando la cupola, che venne abbattuta. L'interno fu restaurato su progetto di Emanuele Paparo. Detti lavori si svolsero nel 1817; gli stucchi furono eseguiti dal pittore Fortunato Morano, che seguì i disegni di Paparo. Anche la facciata viene parzialmente ricostruita, donandole l'aspetto attuale. Nell'Ottocento l'edificio subì nuovi interventi: in particolare vennero aggiunti i vari affreschi neoclassici. All'esterno, la chiesa presenta una facciata moderatamente barocca, un poco plastica e con vaghi accenni rinascimentali. Sono presenti un corpo centrale, che costituisce la facciata vera e propria della chiesa, e due campanili gemelli laterali, che chiudono al loro interno il prospetto della chiesa. Facciata e campanili sono collegati da un motivo unitario di lesene su due ordini, quello inferiore tuscanico e quello superiore ionico, separati da un cornicione che, al centro, si piega verso l'alto seguendo i profili del portale sottostante e della finestra al di sopra, evidenziando così maggiormente la zona centrale e focale del prospetto. L'ordine superiore di lesene sostiene un altro cornicione, sul quale si impostano il timpano triangolare del corpo centrale e le celle campanarie dei due campanili, che proseguono verso l'alto con un ulteriore ordine di lesene ioniche, chiuse in sommità da un ultimo cornicione e da una copertura a cupola. Unici elementi plastici del corpo centrale sono i vari fregi e le cornici che decorano il portale d'ingresso e il finestrone superiore, mentre i due campanili, soprattutto grazie alle varie nicchie presenti e alle relative cornici, sono caratterizzati da una maggiore plasticità. Internamente, la chiesa è impostata su una pianta a croce latina, con navata unica e transetto. Sull'intersezione fra quest'ultimo e la navata era presente la cupola, inserita nel progetto originario e poi abbattuta dopo il terremoto del 1783. L'imposta è ancora presente, così come parte del tamburo con i finestroni circolari, ma a questo livello l'alzato si interrompe bruscamente ad è concluso da una generica copertura a volta. Le pareti dell'aula sono ritmate da lesene di ordine corinzio, ornate da numerosi ed elaborati stucchi bianchi che ricoprono anche la volta a botte di copertura. Sono inoltre presenti quattro cappelle laterali, due per lato.

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30/06/2025

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Cominciamo insieme una nuova settimana dal... PALAZZO COMUNALE, in Piazza Grande a Modena.
Il palazzo comunale di Modena, che chiude col suo porticato il lato orientale e settentrionale di Piazza Grande, è tuttora sede del Comune di Modena. Non si tratta in realtà di un unico palazzo, ma del risultato della ristrutturazione sei-settecentesca di numerose costruzioni sorte a partire dal 1046, tutte con la medesima funzione di edifici amministrativi e di rappresentanza. L'antica Torre civica venne eretta nel XVI secolo al posto del duecentesco Arengario. Oggi è detta Torre Mozza, in quanto crollò nel 1671 in seguito a un terremoto. Interessante nell'ala nord è la Sala delle Bifore, ambiente in cui è tornata alla luce parte della precedente facciata medievale, arretrata di alcuni metri rispetto alla precedente. Elemento unificante del fronte principale è il lungo porticato a colonne marmoree che scandisce con ritmo uniforme l'involucro esterno. Realizzato rispettando il modulo originario adottato da Raffaele Rinaldi, detto il Menia nel progetto seicentesco, fu compiuto a più riprese e completato nel 1825 con l'aggiunta di tre arcatelle alle cinque già esistenti sul lato destro. Nella piazza, vicino al Palazzo Comunale, si trova poi un curioso monumento: una grossa pietra squadrata di marmo, probabilmente di lavorazione romana, qui collocata nel periodo della costruzione del Duomo. Il suo nome, “preda ringadora”, deriva dal fatto che qui, in passato, si arringava liberamente, come su un palco, al popolo. Ma era anche il luogo delle esecuzioni pubbliche e delle punizioni: per evitare la prigione, infatti, nei giorni di mercato, i debitori insolventi dovevano correre intorno alla piazza per tre volte, con la testa rasata, e, ogni giro, saltare a sedere senza pantaloni sulla pietra coperta di trementina.

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23/06/2025

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Cominciamo insieme una nuova settimana dalla... TORRE GHIRLANDINA, in Piazza della Torre a Modena.
La Ghirlandina è una torre campanaria e civica del Duomo di Modena. Alta 86,12 m, è considerata un simbolo della città. L'originale Torre di San Geminiano, di pianta quadrata, fu innalzata su quattro piani insieme al Duomo entro il 1130 circa, seguendo il progetto di Lanfranco. Incompleta e priva della cella campanaria, furono chiamati i Maestri Campionesi nel 1167 per il suo completamento. Questi aggiunsero il quinto piano entro il 1179 e quindi un sesto, sempre a base quadrata, a partire dal 1261. Nel secolo successivo, anche per motivi di rivalità con le torri bolognesi, fu introdotta la caratteristica punta ottagonale, secondo un disegno di Arrigo da Campione, che aggiornò lo stile della cattedrale e della torre al nuovo gusto gotico. La torre fu completata nel 1319, con l'aggiunta del globo dorato sulla sommità. La componente ottagonale è ornata da due "ghirlande", vale a dire due ringhiere di marmo, da cui il nome. All'interno, la "Sala della Secchia" (con affreschi del Quattrocento), custodisce una copia della celebre secchia rapita: testimonianza di quando la torre era sede dei forzieri e dei trofei del comune modenese. Alla fine dell'Ottocento la torre fu oggetto di diversi interventi. Nel 1890 venne riparata la parte piramidale superiore esterna e nel 1893 dopo aver impiantato una grande armatura tutta intorno fu eseguito il rivestimento in marmo di Verona. I lavori terminarono nel 1897 e dopo il collaudo dell'ingegnere Giacomo Gallina del Regio Genio Civile la Ghirlandina tornò allo stupore dei modenesi e non, più bella che mai.

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16/06/2025

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Cominciamo insieme una nuova settimana dalla... CATTEDRALE DI SANTA MARIA ASSUNTA, (o anche il “Duomo” per i modenesi), in Corso Duomo a Modena.
L'antica Mutina era una fiorente colonia romana sulla via Emilia, che nell'alto medioevo era andata quasi completamente distrutta a causa di invasioni, terremoti e di alluvioni, tanto che gli abitanti erano stati costretti ad abbandonare la città per trasferirsi in una località longobarda dotata di mura, che prese il nome di "Cittanova", oggi frazione del comune di Modena. Il vescovo tuttavia continuò a risiedere presso la chiesa principale di Mutina, dove erano conservate le spoglie del santo patrono; col tempo attorno alla chiesa (che sorgeva all'esterno delle mura romane) si venne a formare un nucleo abitativo, che diventò, ed è ancora oggi, il centro di Modena, seguendo un andamento a raggiera lungo le vie d'acqua che attraversavano la città. Nella metà dell'XI secolo la prima chiesa venne sostituita da una più grande, la quale tuttavia, per le scarse capacità dei costruttori, minacciava di crollare già verso la fine del secolo, quando il popolo decise di costruirne una nuova. In quel periodo, caratterizzato dalla lotta fra papato e impero per l'investitura dei vescovi, la città, pur facendo parte dei domini di Matilde di Canossa, era stata governata saldamente dal potente vescovo Eriberto, che però fu scomunicato nel 1081 da Gregorio VII per le sue simpatie per l'antipapa Clemente III e per l'imperatore. La sede vescovile restò allora vacante per diversi anni a causa dell'impossibilità per il papa di trovare un candidato gradito al popolo e al partito imperiale. Il popolo, che avvertiva la necessità di mettere mano a una nuova chiesa, approfittando anche dell'assenza del vescovo, decise di costruire una nuova grande cattedrale, cosicché quando il nuovo vescovo Dodone, nominato pur con qualche difficoltà da papa Urbano II, arrivò a Modena nel 1100 e riuscì a farsi accettare da tutti, trovò il cantiere del nuovo Duomo già aperto. La nuova cattedrale fu fortemente voluta dalla popolazione (quindi non solo dagli ecclesiastici) al posto della precedente chiesa, terminata appena trent'anni prima e situata in posizione sfasata, più o meno con le absidi dove oggi si trovano la facciata e la prima parte della navata. Si riporta anche un documento che conferma il nome dell'architetto Lanfranco che dirige con una v***a in mano i lavori degli scavi per le fondazioni e per l'erezione di una parete. Lanfranco venne a Modena accompagnato da un gruppo di valenti muratori e lapicidi (i cosiddetti Maestri Comacini, cioè provenienti da località del lago di Como) che si misero subito al lavoro. Per la costruzione del duomo attuale vennero usati in parte materiali ricavati dai ruderi di edifici di epoca romana. I lavori edili andarono avanti alacremente, insieme alla demolizione di parti della vecchia cattedrale per fare posto alla nuova, cosicché nel 1106 la costruzione era già coperta e si poté traslare il corpo del Santo patrono da ciò che restava ancora della vecchia chiesa, dove era sepolto, alla cripta della nuova cattedrale. A Lanfranco e Wiligelmo subentrarono a partire dal 1167 alcuni seguaci e le maestranze campionesi, provenienti anch'esse dal nord della Lombardia, precisamente da Campione d'Italia, oggi enclave italiana in Svizzera, da cui il nome. Nonostante i Maestri Campionesi lavorarono all'edificio a più riprese fino al XIV secolo, nel 1184 ci fu la definitiva consacrazione da parte di papa Lucio III, indicando come l'edificio doveva ritenersi agibile ed in gran parte completato nelle sue parti strutturali. Gli interventi successivi più importanti sono nel XV secolo, quando fra il 1437 e il 1455 si nascose con volte a crociera l'originaria copertura a capriate lignee, forse voluta dai committenti timorosi che succedesse quanto era avvenuto alle volte del duomo precedente, che avevano palesato presto vistose lesioni. Tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento si abbassò di una ventina di centimetri il pavimento per dare maggiore slancio all'interno e si liberarono i fianchi del Duomo delle costruzioni che, nel tempo, si erano venute ad appoggiarvisi. In quell'occasione si costruì un nuovo passaggio sopraelevato tra la sagrestia e la cattedrale in uno stile che richiama il romanico.

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09/06/2025

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Cominciamo insieme una nuova settimana dal... PALAZZO DUCALE, in Piazza Roma a Modena.
Il Palazzo Ducale (ex palazzo Rivalenti-d'Este) è stato sede della Corte Estense, del Ducato di Modena e Reggio, tra Seicento e Ottocento; successivamente, dall'unità d'Italia, il Palazzo ospita la prestigiosa Accademia Militare e l'Osservatorio Geofisico. In quest'area Obizzo II d'Este, marchese di Ferrara, fece erigere un castello nel 1291; nel medioevo era collegato a un canale navigabile e posto ai limiti della città. Con la Devoluzione di Ferrara del 1598, gli estensi dovettero cedere il feudo di Ferrara a papa Clemente VIII. Modena fu così assunta a nuova capitale del Ducato estense e Cesare I si sistemò nella roccaforte, anche se inadatta come residenza principale di una corte europea. Il suo successore, Francesco I d'Este, uomo colto e ambizioso, uno dei più grandi Duchi che Modena abbia mai avuto, trasformò il castello in un sontuoso palazzo. Francesco I, infatti, nonostante l'esiguità del suo piccolo ducato, svolse un'attività politica di respiro europeo e volle che la sua corte potesse stare alla pari delle grandi corti d'Europa. Per questo motivo volle trasformare il vecchio castello nel grandioso Palazzo Ducale e ne volle commissionare il progetto a Gian Lorenzo Bernini. L'edificio venne iniziato a partire dal 1629-30 su un primo progetto di Girolamo Rainaldi. I lavori, dapprima affidati all'architetto Gaspare Vigarani, furono in seguito portati avanti da Bartolomeo Avanzini, ma intervennero anche Gian Lorenzo Bernini (suoi lo scalone e i finestroni alla sommità della torre centrale), Francesco Borromini (a cui si devono le finestre binate dei piani) e Pietro da Cortona. Si cominciò con la costruzione del lato orientale, dove sorgeva precedentemente il castello medievale e si continuò pezzo dopo pezzo (anche per via degli elevati costi) sino all’Ottocento. La facciata è monumentale con un gioco cromatico dei marmi raffiguranti le aquile estensi. Dalla porta centrale, decorata dalle statue di Ercole e Cerbero e del console Marco Emilio Lepido, fondatore di Modena, si accede al Cortile d'onore, sede del giuramento delle matricole e delle cerimonie militari. All'interno dell'ingresso e nella sala a sinistra si trova il sacrario militare, inaugurato da Vittorio Emanuele III e dedicato ai soldati caduti in guerra. Proseguendo verso sinistra si accede alle rampe dello scalone d'onore che porta al piano superiore, decorato da nicchie con statue. Nel piano superiore vi sono le sale storiche, già sede delle importanti collezioni estensi. Nel vasto salone centrale o Gran Sala è degno di nota il soffitto, affrescato nel 1695 dal bolognese Marcantonio Franceschini con aiuti, con l'incoronazione di Bradamante per festeggiare le nozze ducali.

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02/06/2025

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Cominciamo insieme una nuova settimana dal... MUSEO ENZO FERRARI, in Via Paolo Ferrari a Modena.
Il Museo Enzo Ferrari, originariamente Museo Casa Enzo Ferrari e noto anche con l'acronimo MEF, è un museo dedicato alla vita e al lavoro di Enzo Ferrari, il fondatore della casa automobilistica Ferrari. Il museo è stato inaugurato il 10 marzo 2012 a opera della "Fondazione Casa di Enzo Ferrari-Museo", ideatrice del progetto. Questa era nata nel 2003 per volontà di Comune, Provincia e Camera di commercio di Modena, Automobile Club d'Italia e Ferrari, con la finalità di creare uno spazio dedicato alla promozione e al recupero della storia dell'automobilismo modenese. Il progetto di ristrutturazione è stato ideato dall'architetto Jan Kaplicky, il quale a causa dell'improvvisa scomparsa non ha potuto assistere alla ultimazione dei lavori; vennero quindi portati a termine dal suo assistente Andrea Morgante, a cui si deve la firma degli interni. I lavori per il progetto sono iniziati nel 2009 e compresero, oltre alla costruzione del museo, anche la ristrutturazione della casa-officina in cui nel 1898 nacque Enzo Ferrari e in cui lavorò successivamente, per un totale di 5000 mq, compresa l'area cortiliva; di questi, 3000 mq comprendono una parte espositiva, una sala eventi, un'aula didattica, uno store e una caffetteria. Il museo è stato costruito secondo criteri di sostenibilità ambientale: è dotato infatti di un impianto di riscaldamento geotermico e di un impianto di riciclo delle acque, mentre le enormi vetrate frontali consentono l'illuminazione naturale. Dopo una riorganizzazione degli spazi museali, che ha portato a una breve chiusura della struttura a cavallo tra il gennaio e il febbraio del 2014, il MEF ha riaperto i battenti il 18 febbraio successivo, passando contestualmente sotto la gestione diretta della Ferrari che l'ha abbinato al suo storico Museo Ferrari di Maranello. L'edificio che ospita il museo, realizzato a forma di cofano, è giallo a richiamare il colore che scelse Enzo Ferrari come sfondo per il celebre marchio del Cavallino Rampante; è infatti il colore istituzionale della Città di Modena. Il logo scelto per identificare il museo è un unico segno grafico, che unisce il tratto caratteristico della firma di Enzo Ferrari con il profilo della galleria espositiva. La struttura interna presenta delle forme ondulate e dolci. Gli espositori contenenti notizie relative alla vita e alle opere di Enzo Ferrari sono morbidi. La particolarità della struttura interna è nell'utilizzo del colore bianco, che ha l'intento di far meglio risaltare le vetture presenti nel museo e rendere "neutro" lo spazio d'esposizione. Sono presenti delle scale unicamente nella parte destra del museo, mentre il resto della struttura è privo di barriere architettoniche. Le macchine sono poste su pedane mobili alte 50 cm dal suolo; queste, girevoli, permettono una migliore visibilità delle vetture al pubblico.

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30/05/2025

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Indirizzo

Via Francesco Paciotti, 30
Rome
00176

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 13:00
15:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 13:00
15:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 13:00
15:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 13:00
15:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 13:00
15:00 - 19:00
Sabato 09:00 - 13:00

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