19/10/2021
Testaccio, monte dei cocci
Anticamente questa zona rappresentava il nodo commerciale più importante di Roma. Vi affluivano le merci che arrivavano al porto di Ostia, venivano caricate su piccole imbarcazioni e, risalendo il Tevere, giungevano a Roma - in questa zona - per essere distribuite via terra. Dalle barche qui erano scaricate tante e tante anfore che all'epoca costituivano il più diffuso contenitore di generi alimentari, specialmente dell'olio. E una volta svuotate nei magazzini, non essendo più riutilizzabili, venivano rotte e diventavano cocci. I cocci venivano ordinatamente ammucchiati nella vicina pianura. Dopo essere stati opportunamente spalmati di calce per evitare gli odori causati dalla decomposizione degli avanzi che le anfore avevano contenuto. Così... ammassando cocci, strato su strato nacque il monte Testaccio. Fu chiamato così proprio perché formato dalle testae, come in antico si chiamavano le anfore. Fin qui la storia. Andando all’ingresso in via Nicola Zabaglia, 24 questa storia la si può quasi toccare con mano. Aguzzate gli occhi sul monticello all’entrata e tra l’erba vedrete ancora i cocci ordinatamente disposti!
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