18/06/2026
Passerò per Piazza di Spagna è una poesia di Cesare Pavese, del 1950, nella raccolta _Verrà la morte e avrà i tuoi occhi_.
È dedicata a Constance Dowling, l’attrice americana che amò disperatamente negli ultimi anni.
Cosa prova Pavese quando pensa di incontrarla?
Tumulto.
Paure.
Speranza che fa male.
Passerò per Piazza di Spagna.
Sarà un cielo chiaro.
Usciranno le ragazze dalle botteghe.
Lui immagina la scena.
Sa che lei è a Roma.
Sa che potrebbe vederla.
E già solo pensarlo lo mette in subbuglio.
Non è gioia pulita.
È un’ansia dolce, un’attesa che spacca il petto.
Passerò per Piazza di Spagna,
non mi vedrai.
Non parleremo.
Ma io saprò che sei lì.
Il suo piacere è tutto lì: nel _quasi_.
Nel sapere che lei esiste, che respira nella stessa città, che per un attimo i loro passi potrebbero sfiorarsi.
È un amore non corrisposto, o corrisposto male. E Pavese lo trasforma in poesia.
Le strade, le ragazze, il cielo chiaro diventano lo sfondo del suo batticuore.
E io lo capisco bene.
Io questo tumulto lo sento ogni volta che una macchina sale per il Borgo Pirozza.
Quando apro la porta di Casa Vacanza Zia Ersilia e non so chi c’è dietro.
Spagnoli da Madrid, magari.
E per un secondo il cuore fa come quello di Pavese in Piazza di Spagna: _e se fossero loro? E se questo incontro mi cambiasse la giornata, la settimana, la vita?_
Lui aspettava Constance.
Io aspetto ogni ospite come se fosse _l’incontro_.
Perché ogni volta che qualcuno varca la soglia delle mie pietre, succede qualcosa.
Un pezzo di me si emoziona.
Come Pavese, che passava per Piazza di Spagna solo per sentirsi vivo.
Sarà un cielo chiaro.
Anche qui, oggi, al Borgo Pirozza il cielo è chiaro.
E io sono grata di tutti gli incontri che Casa Vacanza Zia Ersilia mi regala.
Pure quelli che fanno tumulto 💙