Residence AI MASI

Residence AI MASI Immerso nel verde a due minuti da Sacile e vicino alle più importanti arterie di comunicazione sorg

27/06/2023
25/06/2023

Direzione Budapest…-2…. # con Massimo Marino

07/06/2023

Ieri ho avuto l'onore (anche se lei non voleva che usassi questa parola) di incontrare Vera Vigevani Jarach: è una scrittrice e giornalista italiana.
Abbiamo parlato a lungo nella sua casa di Buenos Aires.
Mi ha raccontato la sua storia.
Cominciando dal 1939 quando, per scampare alle leggi razziali fasciste, la famiglia si rifugió in Argentina.
È una delle poche madri di Plaza de Mayo ancora vivente.
Sua figlia Franca entra della triste lista dei 30.000 desaparecidos negli anni della dittatura militare di Jorge Rafael Videla.
Torturata e poi trasportata, come tutti i dissidenti dell'epoca, in volo con quelli che vengono definiti gli "aerei della morte", dai quali venivano scaricati in mare, legati e ancora vivi, a migliaia.
Ma Vera non ha mai smesso di cercarla, non hai mai smesso di protestare con le altre madri di altri figli spariti, in un periodo di terrore, quando protestare era molto pericoloso: loro erano li', unite, con i loro fazzoletti bianchi sfidando la dittatura.
Domando: "Non avevate paura?"
Mi risponde: "Si, certo che avevamo paura! Ma ci facevamo forza stringendoci le une con le altre".
E le madri di Plaza De Majo non hanno mai smesso di farlo, per anni e anni, unite per la verità.
Questa piccolissima ma immensa donna, ipovedente, gracile, provata dalla vita, mi ha dato una grande lezione di vita, e mi ha detto (ha 95 anni!!): "Mai arrendersi, c'é ancora tanto da fare, ho molti progetti".
Sono andata via commossa ed arricchita.
Grazie Vera.❤

28/05/2023

Re Giorgio ❤

27/05/2023

"Devi Amarti e prenderti cura di te stesso, perché così puoi dare il meglio di te".

Addio Tina 💔

17/05/2023

Oggi ricordiamo un concerto che non c’è mai stato.
Il 14 maggio 1931 Arturo Toscanini avrebbe dovuto dirigere un concerto al Teatro Comunale di Bologna.
Ma non lo fece.
Perché in sala era prevista la presenza di vari gerarchi fascisti e lui avrebbe dovuto aprire il concerto con l’esecuzione di “Giovinezza” e poi con la “Marcia Reale”. Cosa che Toscanini rifiutava categoricamente, essendo dichiaratamente antifascista oltre che mal tollerato dal regime e da Mussolini in persona.
Nel 1931 Toscanini aveva 64 anni, era affermato e famoso in tutto il mondo, il concerto era ormai programmato, e quindi ci fu un momento di panico davanti al suo netto rifiuto di eseguire “Giovinezza”. Si cercò una soluzione: si pensò a un sostituto per dirigere le due marcette introduttive. Ma anche su questo Toscanini oppose un fiero no. Non si sarebbe prestato a quella pagliacciata. L’unica possibilità era non dare più alcuna veste di “ufficialità” al concerto, e non far presenziare i gerarchi fascisti. Solo così non sarebbe stato necessario eseguire l’inno fascista e la Marcia Reale, e Toscanini avrebbe potuto dirigere il concerto che prevedeva le musiche di Giuseppe Martucci, vecchio direttore del conservatorio di Bologna.
A queste condizioni Toscanini allora accettò.
Eppure, arrivato in macchina davanti al teatro, fu circondato da quella che lui stesso definì una “masnada inqualificabile”: cioè fascisti facinorosi che lo aggredirono, insultarono e schiaffeggiarono, procurandogli varie ecchimosi al viso e al collo. Riuscì a scappare solo grazie al suo autista che lo portò in albergo, mentre gli squadristi improvvisarono un corteo, lanciando insulti e imprecazioni. Un gerarca fascista poi si presentò in albergo, per ordinare a Toscanini di lasciare Bologna, altrimenti non avrebbe garantito per la sua incolumità.
Questo episodio (che la censura fascista si premurò di insabbiare) segnò l’inizio del suo lungo esilio: da quel momento, infatti, Arturo Toscanini, ormai nel mirino del regime, intercettato e spiato, rifiutò di esibirsi in Italia.
Andò all’estero, principalmente a New York, ma si esibiva in tutto il mondo. Fu invitato personalmente anche da Hi**er che lo voleva al Festival di Bayreuth: ovviamente Arturo Toscanini rifiutò, spiegando in una sua lettera di risposta a Hi**er esattamente cosa pensava di lui e della sua scellerata politica razzista.
Toscanini tornò a dirigere in Italia solo nel maggio del 1946, in quello che fu definito il concerto della liberazione, alla riapertura del Teatro alla Scala. E in quell’occasione dispose la reintegrazione di tutti i musicisti ebrei che erano stati cacciati per le leggi razziali (roba da medioevo, le aveva definite Toscanini).
Quanta dignità, resistenza, moralità in uno dei più grandi musicisti del ventesimo secolo, che scelse chiaramente da che parte stare: contro le ingiustizie, contro il fascismo. Senza compromessi.
🦋 La farfalla della gentilezza🦋

(Per chi volesse approfondire, Luciano Bergonzini, Lo schiaffo a Toscanini. Fascismo e cultura a Bologna all'inizio degli anni Trenta, il Mulino 1991).

Indirizzo

Strada Dei Masi, 4/S. Giovanni Del Tempio
Sacile
33077

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