11/09/2026
Una storia che ci appartiene tanto, perché parla di Calabria, di donne che scelgono la libertà e di quanto costa quella scelta.
È di ieri la notizia che ci ha spezzato il cuore: Denise Cosco, la figlia di Lea Garofalo, è morta a 35 anni, la stessa età che aveva sua madre quando fu uccisa.
LEA E DENISE: UNA STORIA DI CORAGGIO CHE È ANCHE LA NOSTRA
Lea Garofalo nasce a Petilia Policastro (KR) il 24 aprile 1974. Suo padre Antonio viene ucciso nella faida di Pagliarelle quando lei ha 9 mesi. Cresce in una famiglia di 'ndrangheta, si lega giovanissima a Carlo Cosco, da cui nel 1991 nasce Denise.
Per amore di sua figlia, Lea decide di spezzare la catena. Nel 2002 entra con Denise nel programma di protezione come testimone di giustizia e racconta ai magistrati una 'ndrangheta che già allora non era più solo calabrese, ma radicata a Milano, nel traffico di droga. Dice una frase che resta: _"Parlo per amore di mia figlia"
Il percorso è durissimo. Nel 2006 viene esclusa dal programma, si sente sola e sfiduciata. Incontra don Luigi Ciotti e l'avvocata Enza Rando di Libera. Nel novembre 2009 Carlo Cosco la attira a Milano con la scusa di parlare del futuro di Denise. Lì Lea viene uccisa. Il suo corpo verrà fatto scomparire.
A denunciare la scomparsa è proprio Denise, che all'epoca ha 18 anni. Sarà lei la testimone chiave del processo. Senza il suo coraggio, la verità su Lea non sarebbe mai uscita. Al funerale laico di Lea in Piazza Beccaria a Milano, nel 2013, Denise segue nascosta dietro una finestra e fa sentire la sua voce: _Per me è un giorno triste, ma la forza me l'hai data tu, mamma. Se è successo tutto questo, è stato solo per il mio bene"_
Da quella storia nasce "Liberi di scegliere", il progetto oggi diventato protocollo per dare un futuro diverso ai figli delle famiglie mafiose.
Denise ha vissuto tutta la vita tra coraggio e sofferenza estrema, come ha detto ieri don Ciotti. La sua vita ci dice che la libertà delle donne va protetta ogni giorno, non solo nel momento del gesto eroico, ma nel lunghissimo dopo.
Perché Donne e Diritti ne parla oggi:
Perché Lea era una donna calabrese che ha detto no. Perché Denise è stata una figlia che ha trasformato il dolore in giustizia. Perché la nostra battaglia per la sanità, per la scuola, per la Festa dei Popoli, è la stessa battaglia: dare alle donne e ai loro figli la possibilità di scegliere una vita diversa, libera, dignitosa, qui nella nostra terra.
Ricordarle non è retorica. È impegno.
In memoria di Lea Garofalo (1974-2009) e di Denise Cosco (1991-2026).
Donne e diritti