20/12/2022
La speranza che il Superbonus 110% potesse diventare una misura di politica economica in grado di rafforzare un settore (quello edilizio) e di ammodernare il patrimonio edilizio nazionale sta malamente naufragando. Il paese Italia è purtroppo un sistema ipercomplesso ed iperburocratizzato dove fare le cose è troppo spesso un'impresa titanica. Soprattutto per chi intende farle nel pieno rispetto delle regole. Non scendiamo nel particolare su quali sono state e sono le motivazioni che, per le strutture condominiali, stanno rendendo quasi fallimentare questa esperienza, visto che si dovrebbe scrivere un intero manuale.
Oggi la realtà è che per le aziende edili vi è una nebbia fittissima sulle possibilità di allocare a breve periodo i crediti, per cui le stesse ditte non possono spingersi oltre quello che finora hanno fatto. Ciò significa che, completati molti lavori su strutture piccole (case singole e minicondominii), per i condominii veri la situazione si sta veramente mettendo male e c'è il concreto rischio che molti progetti già elaborati e redatti rimangano lavoro oscuro di tecnici ed amministratori di condominii che nessuno mai pagherà.
La speranza è che il governo Meloni non voglia fare carta straccia di tutto il principio che stava alla base del Superbonus e magari operi per tutelare quella filiera virtuosa amministratori/tecnici-condominii-aziende edili che hanno lavorato seriamente e con coscienza per migliorare la qualità futura della vita condominiale, ma che si sono trovati impantanati nelle sabbie mobili di un sistema della cessione del credito che andava organizzato sicuramente in modo più serio.