20/08/2026
Manca il riferimento che rende la cosa contestabile, e c'è una ragione precisa per cui la capitozzatura continua lo stesso.
Il divieto esiste a livello nazionale. Il DM 63 del 10 marzo 2020, i Criteri Ambientali Minimi per la gestione del verde pubblico, prescrive di evitare capitozzatura, cimatura e potatura drastica perché indeboliscono gli alberi e generano nel tempo instabilità e costi maggiori. Definisce anche il termine: drastico raccorciamento del tronco o delle branche primarie fino ad arrivare in prossimità di queste ultime.
Il limite, però, è dove nessuno guarda. I CAM sono criteri di appalto pubblico, non una norma con sanzione propria, e restano fuori gli affidamenti sotto i 150.000 euro. È lì che passa gran parte delle potature comunali. Il divieto c'è, il deterrente no.
Dove invece si paga davvero è sugli alberi monumentali. La Legge 10/2013, articolo 7 comma 4, prevede per abbattimento o danneggiamento una sanzione da 5.000 a 100.000 euro, salvo che il fatto costituisca reato.
Sulla biologia, una precisazione utile per discutere con chi taglia. L'albero non rimargina: compartimenta. Isola chimicamente il legno ferito e ci costruisce sopra, ma il marciume che sta dentro rimane dentro per sempre. Più grande è il taglio, meno riesce a chiuderlo, e la colonna di carie sale nel fusto.
Un ultimo punto che i CAM stessi richiamano: le manutenzioni vanno programmate in modo da non interferire con la nidificazione. Potare un filare a maggio non è solo cattiva pratica arboricola.