10/05/2024
IL SUFFRAGIO UNIVERSALE COME MALE DELLA DEMOCRAZIA
Il 900 è stato caratterizzato, non solo dal l'affermarsi degli stati nazione, ma
dall'estensione del suffragio universale, senza più limiti di accesso derivanti da status
sociale, sesso, razza. Sicuramente, in linea di principio non possiamo dirci contrari al
suffragio universale, ma se esaminiamo attentamente la questione e la inquadriamo
nel perimetro delle società moderne, caratterizzate dalla presenza dei mass media
sempre più invadente, da un'istruzione sempre più allineata al pensiero unico, in cui i
cattivi maestri al soldo delle consorterie politiche esplicano un'azione di demolizione
dei valori nazionali. Società che si caratterizzano da una costante esaltazione dei
diritti civili, ma in cui non si fa cenno ai diritti sociali. Diritti civili senza i diritti sociali
non servono a nulla, i diritti civili privi dei diritti sociali diventano una mera
enunciazione di principio senza una valenza fattuale.
Quindi ritorniamo al problema del suffragio universale, e l'unico approdo ermeneutico
di questo concetto, non è una sua astratta dichiarazione, un orpello del c.d. ius
cogens , ma la necessità di temperare il suffragio universale con elementi tipici del
sorteggio.
Un disegno costituzionale che vede: un esecutivo eletto dagli elettori, un parlamento
estratto a sorte tra i cittadini che hanno i requisiti per essere giudici popolari.
In caso contrario, dovremo assistere impotenti alla fine della volontà popolare, al suo
uso strumentale da parte degli oligarchi della Politica.
Autore: Giorgio Brondi
Whatsapp 3791265191