15/11/2023
𝑪'𝒆̀ 𝒂𝒏𝒄𝒐𝒓𝒂 𝒅𝒐𝒎𝒂𝒏𝒊: 𝒖𝒏𝒂 𝑷𝒂𝒐𝒍𝒂 𝑪𝒐𝒓𝒕𝒆𝒍𝒍𝒆𝒔𝒊 𝒎𝒂𝒈𝒊𝒔𝒕𝒓𝒂𝒍𝒆
Finalmente ho visto al cinema l'ultimo film di . E sono letteralmente estasiata.
Avevo altissime aspettative sin dal giorno in cui ho visto il trailer su Tik Tok, ho capito subìto che si sarebbe trattato di un film diverso, che aveva qualcosa da dire.
La scelta stilistica del bianco e nero è stata relativa ai ricordi di Paola Cortellesi, ha spiegato in una recente intervista, e credo che la scelta impreziosisca il film. Il cinema ha un enorme potere, di cui a volte non siamo consapevoli: ci permette di farci da specchio e di guardare su quel grande schermo che ha fatto sognare milioni di spettatori nel mondo, di renderci conto delle nostre debolezze, della nostra forza e dei nostri demoni. Ci ispira, ci guida, ci bacchetta e ci apre gli occhi, in un modo in cui solo la settima arte riesce a fare.
Mentre guardavo il film, pensavo proprio a questo, Paola Cortellesi ci ha ricordato l'essenza del cinema e la sua straordinaria bellezza. Ha deciso di farci ridere (tanto) ma anche riflettere (moltissimo). E sapevamo che ci avrebbe trasmesso qualcosa senza dircelo in maniera didascalica.
Ma entriamo nel merito, il film è ambientato nel primissimo secondo dopoguerra, in una borgata romana dove vive la famiglia di Delia, una donna vittima di violenza domestica che accudisce tre figli.
In un Paese dove viene uccisa una donna dal suo compagno ogni due giorni in pratica, parlare di violenza domestica è una scelta coraggiosa ma soprattutto necessaria. Con il pretesto di raccontare una storia "del passato" in realtà la Cortellesi ci racconta una storia del presente. Quantomai attuale. Chissà se qualcuno si è riconosciuto (sia da parte femminile che da parte maschile) in questo spaccato di vite quotidiane del passato...
La capacità della Cortellesi di raccontare in maniera poetica delle scene di violenza, in modo tale da non appesantire la narrazione e renderla fruibile a tutti come se fosse una favola, non è affatto scontato. La Cortellesi è riuscita a fare quello che mille eventi contro il femminicidio, mille discorsi dei politici non sono stati in grado di fare.
Il grande risultato è merito anche delle ottime interpretazioni dei protagonisti, tutti molto veri e sinceri come nelle grandi opere del neorealismo, Paola Cortellesi in primis: con i suoi occhi riesce a trasmettere quella tristezza e quella forza che abbiamo visto nei visi di tante altre madri in Italia. Il suo primo pensiero è quello di difendere i propri figli, di dargli quella serenità che lei non può vivere. E se avesse fatto delle scelte differenti e se fosse ancora in tempo per poter cambiare la sua vita?
E alla fine la Cortellesi ci insegna che nella scelta di essere coraggiosi e far valere i propri diritti esiste la vera libertà. Il finale può essere interpretato in vari modi e proprio per questo acquista una grande forza.
Valerio Mastandrea ha l'"ingrato" compito del pater severo e manesco, alla fine si conferma un bravissimo attore, a volte sottovalutato. Eppure qui ci regala un personaggio più che verosimile.
Romana Maggiora Vergano interpreta la figlia Marcella, bravissima anche lei nel mostrare tristezza e rabbia nei confronti della madre e anche quel senso di vergogna nei confronti della propria famiglia.
Abbiamo anche una bravissima Emanuela Fanelli che si conferma un'attrice meritevole e non solo una grande comica. Vinicio Marchioni, Giorgio Corangeli e tutti gli altri attori che interpretano ruoli minori ma che sono stati molto convincenti.
La forza della Cortellesi sta nel raccontare tramite una semplice scena, senza aggiungere parole. Cerchiamo di dare molto più spazio a personaggi come la Cortellesi che sono riuscite ad ottenere successo grazie al loro talento e non grazie ai centimetri di gambe che mostrano in televisione. Oltre ad essere una bravissima attrice, comica, presentatrice e cantante si dimostra ancora una volta anche una formidabile regista. Dieci minuti di applausi!