21/04/2026
𝗜𝗹 𝗽𝗿𝗲𝘀𝗲𝗽𝗲, 𝘀𝗲𝗴𝗻𝗼 𝗱𝗶 𝗗𝗶𝗼 𝘃𝗶𝗰𝗶𝗻𝗼: 𝗶𝗹 𝗿𝗶𝗰𝗼𝗿𝗱𝗼 𝗱𝗶 𝗣𝗮𝗽𝗮 𝗙𝗿𝗮𝗻𝗰𝗲𝘀𝗰𝗼
Nel primo anniversario della morte di Papa Francesco, il nostro pensiero torna con gratitudine alla sua figura di pastore che ha saputo parlare al cuore del mondo con parole semplici e gesti profondi.
Tra le sue eredità più luminose c’è la Lettera Apostolica "Admirabile signum", scritta a Greccio nel 2019, dedicata al significato del presepe. In quelle pagine Francesco ci ha consegnato uno sguardo nuovo e antico insieme: quello dello stupore davanti al mistero di Dio che si fa bambino.
«Il mirabile segno del presepe suscita sempre stupore e meraviglia», scriveva. Non un semplice ricordo del Natale, ma un “Vangelo vivo” che continua ad annunciare la vicinanza di Dio all’umanità. Nel presepe, infatti, il mistero dell’Incarnazione si rende visibile e accessibile: Dio non resta lontano, ma entra nella storia, nella povertà di una mangiatoia, nella fragilità di una famiglia.
Papa Francesco ci ricordava che il presepe è anche una tradizione da custodire e trasmettere: nelle famiglie, nelle scuole, nei luoghi di vita quotidiana. Un gesto semplice, ma capace di educare alla fede e alla bellezza dello stupore.
Guardando a Greccio e a San Francesco, il Papa vedeva nel presepe un invito a “sentire e toccare” la tenerezza di Dio, che si abbassa per incontrare ogni uomo e ogni donna. Una tenerezza che diventa vicinanza concreta, soprattutto verso i poveri e gli ultimi.
Nel ricordare Papa Francesco, il nostro presepe parrocchiale vuole raccogliere questo invito: lasciarsi stupire ancora, riconoscere che Dio continua a ve**re nella semplicità della vita, e riscoprire che la fede nasce sempre da uno sguardo che sa meravigliarsi.
Il presepe, come ci ha insegnato, non è solo una tradizione: è una presenza che parla ancora oggi, e che continua a dirci che Dio è vicino, e non si stanca di abitare la nostra storia.