11/24/2025
Il palazzo fu eretto su strutture preesistenti tra gli anni ‘10 e ‘20 del XVIII secolo da Ferdinando Sanfelice che, in quegli anni, lavorava anche alla vicina chiesa della Nunziatella. Di particolare rilevanza architettonica risulta essere lo scalone monumentale, imponente e suggestivo, realizzato sempre dall’architetto napoletano, famoso in quegli anni a Napoli per le particolari scalinate d’accesso ai palazzi di sua progettazione (un esempio in tal senso è il palazzo Sanfelice o il palazzo dello Spagnolo).
Il portone storico del palazzo, che collega direttamente l’edificio che affaccia su via Egiziaca con il cortile ottagonale interno, simile a quello di palazzo Doria d’Angri ma più basso e largo, è chiuso dal 1799, in segno di lutto e di protesta per il figlio del principe Serra di Cassano, Gennaro Serra di Cassano, giustiziato in seguito ai fatti della Repubblica napoletana del 1799 nei quali il giovane nobile fu dichiarato partecipante alla rivoluzione. Pertanto, dopo la chiusura dell’antico ingresso orientato verso il palazzo reale di Napoli, l’attuale accesso al palazzo è posto nella parte posteriore dello stesso, su via Monte di Dio.
L’ingresso conduce anch’esso, dopo aver passato alcuni porticati, al cortile ottagonale interno, dovuto a Giuseppe Astarita, che dopo aver passato un’ampia arcata conduce a sua volta al monumentale scalone.
A differenza di altre progettate dal Sanfelice, le scale ideate in questo palazzo non sono né aperte né incrociate tra loro, bensì chiuse, a doppia rampa e ad un corpo solo, suscitando molto fascino anche per i contrasti dei colori del piperno e dei marmi bianchi che caratterizzano la struttura.[1]
Nella seconda guerra mondiale venne danneggiato da un bombardamento, ma in seguito venne restaurato al meglio dal duca Francesco Serra di Cassano (1914-1998).
Nel 1960, in concomitanza con le Olimpiadi di Roma, si tenne il più celebre ballo italiano del secolo[2], il Ballo Serra di Cassano passato alla storia come il Ballo dei re[3].
Tra il 2021 e il 2025 sono stati restaurati l’intera facciata su via Monte di Dio e i cortili.